Mutrion, il ritorno di un giovane veneto e la new wave del cinema regionale

Un cortometraggio in concorso a Locarno racconta il fenomeno dei cervelli in fuga e la rinascita del cinema veneto.

Un giovane veneto torna a casa dopo anni di assenza, in un cortometraggio in concorso a Locarno
Un giovane veneto torna a casa dopo anni di assenza, in un cortometraggio in concorso a Locarno

Il cortometraggio Mutrion, in concorso al Festival di Locarno, racconta la storia di un giovane veneto che torna a casa dopo anni di assenza, un tema che risuona con forza in una regione in cui il fenomeno dei cervelli in fuga è diventato un dato di fatto. Secondo il Cnel, tra il 2011 e il 2024, 55.832 under 34 hanno lasciato il Veneto, un dato che riflette una profonda trasformazione socio-economica. Il film, diretto da Marco Cavazzin, un esordiente veneziano, si svolge su un traghetto che porta a Santa Lia, un’isola che simboleggia il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, tra l’essere figlio e l’essere estraneo. Il protagonista, Marco, torna a casa dopo quattro anni di assenza, lasciando dietro di sé familiari e amici in cerca di un futuro migliore. Il ritorno non è però accolto con entusiasmo, soprattutto da un vecchio amico che ha scelto di rimanere a fare il pescatore, portando con sé rancori e diffidenza.

Un cinema che racconta la regione

Il fenomeno dei giovani che abbandonano il Veneto per cercare opportunità altrove non è nuovo, ma il cinema sta riacquistando un ruolo centrale nel raccontare questa realtà. Lasciare il Veneto per Via Veneto, a Roma, è un percorso che non ha mai visto vincitori, come dimostra il caso del regista padovano Carlo Mazzacurati, che ha vissuto un’esperienza simile prima di tornare a casa. Il film Mutrion è parte di una nuova ondata cinematografica che si sta sviluppando nel Nord-Est, con registi che scelgono di ambientare le loro storie in luoghi che hanno una loro identità unica. La regione, pur attraversata da un declino economico, offre ancora un’identità culturale forte, che il cinema sta cercando di riconoscere e valorizzare.

La new wave veneta e i suoi protagonisti

La vittoria del film Le città di pianura al Festival di Locarno ha dato un nuovo impulso a questa new wave, che si concentra su registi e location locali, cercando di andare oltre gli stereotipi del veneto tonto e imbriagon. Il cinema veneto, con la sua capacità di raccontare storie di radici e di trasformazione, sta riacquistando visibilità. Alcuni esempi sono Primavera, diretto da Damiano Michieletto, e Como fratelli, ambientato a Treviso da Antonio Padovan. Documentari come Atlantide e The Italian Banker hanno anche contribuito a far conoscere la regione a un pubblico più ampio. La Veneto Film Commission sta supportando nuovi progetti, tra cui The Gondolier, Astrea e Sporco, che si ispirano alle tradizioni locali e alle storie di vita quotidiana.

Il regista Marco Cavazzin, 27 anni, ha spiegato che il cortometraggio nasce dal desiderio di raccontare il tentativo di rientrare in contatto con un luogo da cui ci si è allontanati. «Io e molti miei amici sentiamo questa tensione e il desiderio di andarcene, ma allo stesso tempo non appena mi allontano mi rendo conto di avere voglia di tornare per raccontare le storie di casa mia», ha detto. Il film è stato supportato dalla produzione indipendente Etimo, che ha contribuito a farlo conoscere a un pubblico internazionale. La new wave veneta, sebbene nascente, sembra aver trovato un suo spazio nel panorama cinematografico italiano, grazie a una combinazione di storie forti, luoghi unici e una volontà di raccontare una realtà complessa ma affascinante.