La tragedia di Marcinelle: un dramma che scosse l’Europa

Una tragedia mineraria del 1956 che coinvolse 262 uomini, tra cui 136 italiani, e scosse l’Europa per le condizioni di lavoro e sicurezza.

Una folla di familiari attende l'annuncio della tragedia mineraria di Marcinelle, con corpi di minatori italiani e stranieri
Una folla di familiari attende l’annuncio della tragedia mineraria di Marcinelle, con corpi di minatori italiani e stranieri

Nel Belgio del Bois du Cazier, il 8 agosto 1956, si consumò un dramma che scosse l’Europa e che rimane un simbolo di sofferenza e di riflessione. A quasi un chilometro di profondità, 262 uomini, tra cui 136 italiani, si trovarono intrappolati in una miniera in fiamme, con il fumo e l’ossigeno che svanivano. Tra di loro, 95 belgi, 8 polacchi, 6 greci, 5 tedeschi, 3 ungheresi, 3 algerini, 2 francesi, 2 sovietici, un inglese e un olandese. L’incidente, che fu definito “catastròfa”, fu un momento di profonda contraddizione: un lavoro pericoloso, ma necessario per l’economia, che costava la vita a chi lo svolgeva.

Un accordo tra Italia e Belgio per il carbone

L’accordo tra Italia e Belgio, firmato nel 1946 da Alcide De Gasperi e Achille van Acker, prevedeva la cessione a prezzo agevolato di duecento chili di carbone al giorno per ogni lavoratore italiano inviato nelle miniere belghe. Questo accordo fu un’arma per l’economia italiana, che cercava di risollevarsi dopo la guerra. I bandi di reclutamento erano stampati su manifesti rosa, visibili e promettenti, con condizioni favorevoli di paga, assistenza sociale, ferie e viaggi gratuiti. Tanti partirono dagli Abruzzi, dal Veneto, dalla Sicilia e dalle Puglie, in cerca di lavoro e di pane.

La tragedia avvenne alle 8 del mattino, quando un carrello non dovuto muoversi si spostò per errore, causando un incendio e un’esplosione. I minatori, anneriti dal carbone, cercarono disperatamente una via di scampo, ma non ce n’era. Solo dodici riuscirono a salvarsi, mentre i restanti 274 rimasero intrappolati. Il 23 agosto, la notizia fu annunciata con due sole parole: «Tutti cadaveri». La folla si radunò davanti ai cancelli della miniera, dove la sagoma dei castelletti era diventata inquietante.

La memoria e l’eredità della tragedia

La memoria di questa tragedia rimase viva, soprattutto per i minatori italiani, tra cui Nunzio Mancini, l’ultimo degli abruzzesi a morire a 96 anni. A Manoppello, il paese delle vedove e degli orfani, le esequie dei minatori di Marcinelle furono celebrate nella cattedrale di San Cetteo, voluta da Gabriele d’Annunzio. La “catastròfa” divenne un momento di riflessione profonda, che contribuì a abbattere le barriere xenofobe. Indicò una nuova coscienza civile. Le rimesse di quanti avevano risposto al bando sul manifesto rosa contribuirono a risollevare le gracili economie nei paesi del centro-meridione.

Quei sacrifici erano il prezzo da pagare al benessere. Le nuove generazioni riscatteranno quel passato di sofferenze e sudore, sia tornando a casa sia rimanendo nel Paese di elezione. Il Bois du Cazier, chiuso nel 1967, è oggi un museo industriale della memoria, patrimonio dell’Unesco. La storia di quei 262 uomini, tra cui 136 italiani, rimane un simbolo di sofferenza e di riflessione, che continua a influenzare il dibattito sul lavoro e sulla sicurezza. La tragedia di Marcinelle fu un evento che scosse l’Europa, mettendo in luce le contraddizioni del lavoro e la necessità di misure di sicurezza. Il prezzo del disastro fu alto, ma l’eredità è duratura. La memoria di quei 262 uomini, tra cui 136 italiani, rimane un simbolo di sofferenza e di riflessione, che continua a influenzare il dibattito sul lavoro e sulla sicurezza.