Maltrattamenti a Modica, una ferita per il mondo della disabilità
Maltrattamenti a Modica: un caso che interroga il mondo della disabilità e la responsabilità delle istituzioni.

Il caso di Modica ha scosso il mondo della disabilità e ha messo in luce i rischi che possono emergere in strutture che dovrebbero garantire sicurezza e dignità. L’inchiesta per presunti maltrattamenti e esercizio abusivo della professione infermieristica ha portato a due arresti e 13 indagati complessivi in Anffas Modica. L’episodio ha suscitato reazioni forti, con commenti di delusione, amarezza e rabbia da parte di famiglie e operatori. La vicenda ha riportato al centro un tema irrisolto: come prevenire gli abusi nei servizi rivolti alle persone fragili e come rendere le organizzazioni capaci di intercettare i segnali di rischio.
Un sistema in crisi, ma non solo per i maltrattamenti
Il centro diurno di cui si parla nell’inchiesta non era un servizio accreditato, ma una sorta di “laboratorio” rivolto a 12 persone con disabilità, gestito da giovani in servizio civile, volontari e operatori. Una proposta nata per dare una risposta a un bisogno non soddisfatto dalle istituzioni. Non è una giustificazione, ma un pezzo del racconto. La questione non è solo la disabilità, ma un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. L’inchiesta di VITA magazine di giugno ha scardinato il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile.
Non può esservi alcuno spazio per maltrattamenti e violenze. La Giunta Nazionale di Anffas ha espresso «profondo sconcerto» per quanto accaduto, sottolineando che «non può esservi alcuno spazio per maltrattamenti e violenze e per chi se ne rende protagonista la tolleranza deve essere pari a zero». Il presidente nazionale, Roberto Speziale, ha confermato l’impegno dell’associazione a distanziarsi radicalmente dai comportamenti contestati.
La responsabilità di Anffas e il rischio di conflitti di interesse
La vicenda ha suscitato profonda preoccupazione nel mondo associativo. La Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie – Fish ha richiamato la necessità di rafforzare controlli, monitoraggio, formazione e strumenti di prevenzione nei servizi. Il presidente Vincenzo Falabella ha sottolineato che «prevenire gli abusi nei luoghi di cura, garantendo insieme i diritti degli ospiti e la dignità degli operatori» è un tema «non più rinviabile». La proposta di legge da lui elaborata al Cnel su videosorveglianza e trasparenza, tutelando contemporaneamente persone fragili e lavoratori, non ha trovato la convergenza dei sindacati.
Alcune voci critiche sottolineano che quando un’associazione nata per dare voce alle persone con disabilità e alle loro famiglie diventa anche soggetto gestore di strutture e servizi, il rischio che emerga una possibile tensione tra le due funzioni si fa molto concreto. Anffas, con 165 associazioni locali e 63 enti aderenti, è una realtà di famiglie che ha più di sessant’anni di storia, che è stata sempre impegnata sui diritti e che ha contribuito a cambiare la cultura sulla disabilità in Italia.
Se c’è chi ha sbagliato, pagherà come è giusto che sia. La Giunta Nazionale di Anffas ha già avviato le procedure per far decadere da ogni incarico associativo e da qualsiasi rapporto con Anffas le persone coinvolte nell’indagine. L’associazione ha espresso un forte impegno a distanziarsi radicalmente dai comportamenti contestati, ma non ha intenzione di sospendere i servizi. L’appello è chiaro: riorganizzare Anffas Modica, non chiuderla! Resta la richiesta di verità. Se le accuse saranno confermate, si tratterà di un tradimento della fiducia delle persone con disabilità, delle loro famiglie e della comunità Anffas. Ma resta anche una domanda che riguarda tutto il Terzo settore: come rafforzare i sistemi organizzativi per prevenire i rischi, come gestire i sintomi di frustrazione e malessere dei lavoratori, e come evitare che i costi del “salvare i servizi a tutti i costi” ricadano proprio sulle persone che quei servizi dovrebbero proteggere.
