Il tennis moderno si suda: infortuni e crisi di stile tra Sinner e Alcaraz
Il tennis moderno si suda: infortuni e crisi di stile tra Sinner e Alcaraz

Il tennis moderno si suda, con infortuni e crisi di stile che mettono a dura prova i migliori. Dopo il trionfo a Wimbledon, Jannik Sinner si trova fermo ai box per un problema al ginocchio, mentre Carlos Alcaraz, ex campione, è fermo da mesi per una tenosinovite al polso. Il calendario denso e i cambi di superficie mettono a dura prova le articolazioni, ma non solo: anche la psicologia degli atleti si scontra con problemi personali e tensioni interne. Tra i tanti nomi, si segnala anche Jack Draper, ex numero 4 del mondo, che convive con infortuni cronici e sembra vivere una carriera di bollettino di guerra.
Il peso del calendario e la fatica fisica
Il tennis moderno si suda, con un calendario che non concede tregua. Tornei a ogni latitudine, superfici diverse e un ritmo di gara senza precedenti mettono a dura prova le articolazioni. Jannik Sinner, dopo il successo a Wimbledon, ha dovuto interrompere la sua stagione per un problema al ginocchio destro, che lo ha costretto a saltare il Master 1000 di Cincinnati. Al J-medical centre di Torino si sta sottoponendo a sedute di fisioterapia e onde d’urto, ma le speranze di un recupero agli Us Open, in programma il 30 agosto, sono alte. Significa imbarcarsi in un Grande Slam senza sfide di preparazione, ha detto un suo vicino, sottolineando come Sinner, pur essendo più a suo agio su cemento, non possa ignorare i segnali del corpo.
Non solo Sinner, ma anche altri grandi nomi si trovano in difficoltà. Carlitos Alcaraz, eterno rivale, è fermo da quattro mesi per una tenosinovite al polso destro. La tenosinovite, infiammazione della guaina del tendine, ne soffrì anche Nadal. Disgrazie che hanno puntellato la fiducia perduta di Sascha Zverev, tornato combattivo al vertice, a sua volta costretto a uno stop di un anno nel 2022 per un brutto incidente ai legamenti di una caviglia. Poi c’è il ventiquattrenne mancino Jack Draper, il più talentuoso tennista britannico dai tempi dello scozzese Murray, in lacrime a Montreal per l’ennesimo stop: il tendine di un ginocchio brucia, ed è dal 2023 che convive con una lesione a una spalla e un infortunio a un braccio, la sua carriera di ex numero 4 del mondo sembra un bollettino di guerra.
Le crisi psicologiche e i dissidi familiari
Non solo fisico, ma anche psicologico si scontra il tennista moderno. Stefanos Tsitsipas, ex top 10, è da quasi due anni lontano dai vertici per una crisi che affonda le radici nei dissidi con il papà allenatore. Allo stesso tempo, Daniil Medvedev, ex campione, vive periodi di turbe e instabilità emotiva. Oggi si gioca troppo e c’è poco tempo per recuperare anche mentalmente, ha osservato l’ex campione Diego Nargiso, sottolineando come il calendario serrato e le esigenze degli sponsor possano influire negativamente sulla salute mentale degli atleti.
La situazione non è limitata ai grandi nomi. Lorenzo Musetti, ricomparso al master 500 di Washington dopo due mesi di pausa forzata per lo strappo a un femorale, e Holger Rune, fermo da ottobre 2025 col tendine d’Achille rotto, rappresentano un’altra faccia del problema: la fatica di un calendario che non permette di riposare. Il tennis moderno, pur essendo spettacolare, richiede un equilibrio difficile da mantenere, e i tennisti, pur guadagnando molto, non possono ignorare i segnali del corpo e della mente.
Il tennis moderno ha radici profonde, come dimostra il match spartiacque del 10 giugno 1984, finale del Roland Garros tra John McEnroe e Ivan Lendl. Fu un incontro che segnò l’inizio di un’era nuova, in cui il tennista non era più solo un giocatore, ma un atleta completo. Lendl, con il suo stile di gioco e la sua dedizione, ha dato vita a un modello di tennista che oggi è ancora rilevante. Il dominio delle rockstar come McEnroe, Borg e Panatta si stava affievolendo, e il tennis si stava trasformando in un’arte che richiedeva non solo abilità, ma anche disciplina e attenzione al benessere fisico e mentale.
