Libano abolisce pena di morte, è il primo paese arabo mediterraneo a farlo
Il Libano cancella la pena di morte, diventando il primo paese arabo mediterraneo a farlo. Ue e Onu lodano la decisione.

Il Libano ha abolito la pena di morte dal proprio ordinamento, diventando il primo paese arabo mediterraneo a prendere questa decisione. La notizia, annunciata il 11 agosto 2026, ha suscitato reazioni positive da parte dell’Unione europea e delle Nazioni Unite, che hanno lodato la mossa come un esempio significativo per altri Paesi della regione. La decisione, approvata con la maggioranza dei 128 membri dell’assemblea, ha visto il blocco parlamentare di Hezbollah opporsi al provvedimento, accusando il governo di voler fare un regalo agli Stati Uniti.
Un passo verso l’abolizione globale
La mossa del Libano si colloca all’interno di una tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte. Secondo dati ufficiali, il Libano è il 114esimo Stato al mondo a cancellare la pena capitale, un passo che ha un forte valore simbolico. Anche se non è la prima volta che il Paese rispetta una moratoria non ufficiale da 22 anni, questa decisione rappresenta un cambiamento definitivo. La Direzione delle carceri del ministero della Giustizia libanese ha confermato che alla fine del 2025 erano 85 i detenuti che rischiavano la pena di morte, ma nessuna condanna è mai stata eseguita.
La decisione non è sinonimo di clemenza per i crimini più gravi.
Il ministro della giustizia Adel Nassar ha spiegato che l’abolizione non significa abbandonare la lotta contro i reati più gravi, ma che i giudici non dovranno più decidere se porre fine a una vita o meno. La pena di morte è sostituita con l’ergastolo con i lavori forzati, una misura che, sebbene non priva di critiche, rappresenta un passo avanti per i diritti umani. La decisione è stata accolta con favore anche da organizzazioni come Amnesty International, che ha definito il provvedimento un “passo storico per i diritti umani”.
Un contesto di crisi e tensioni
La mossa va contestualizzata all’interno della profonda crisi economica e della instabilità che ha colpito il Libano negli ultimi sette anni. La guerra civile, che si è conclusa nel 1990, ha lasciato cicatrici profonde, e il Paese vive oggi una fase di transizione complessa. La situazione è ulteriormente aggravata dai bombardamenti di Israele e dalle tensioni regionali. Il governo guidato dal primo ministro Nawaf Salam, nominato nel 2025, sta cercando di mettere in campo riforme per attrarre investimenti e sbloccare gli aiuti internazionali.
La decisione è parte di un piano più ampio di riforme.
Tra i provvedimenti richiesti dai paesi occidentali donatori, come l’Unione europea, ci sono anche quelli per la tutela dei diritti umani e per garantire l’indipendenza della magistratura. Questo contesto ha spinto il governo a prendere una decisione che, sebbene controversa, ha ricevuto il sostegno di molti settori della società. La seduta parlamentare si è svolta in un clima teso, con la discussione in corso dell’amnistia generale, una legge controversa che potrebbe ridurre o azzerare le condanne di alcuni detenuti per reati violenti.
Un contrasto con i vicini
La decisione del Libano si scontra con la posizione di Israele, che ha recentemente approvato una legge che prevede la pena con impiccagione per i palestinesi condannati per terrorismo. Questo contrasto mette in evidenza le diverse strade che i Paesi del Medio Oriente stanno percorrendo. Mentre il Libano si allinea con la tendenza globale verso l’abolizione della pena di morte, Israele si mantiene in una posizione contraria, dimostrando come la questione sia ancora molto dibattuta nella regione.
