Leonardo Bove racconta la notte del rogo a Crans-Montana: “I Moretti si prendano le loro responsabilità”
Leonardo Bove, 16enne sopravvissuto al rogo di Crans-Montana, racconta la notte del disastro e rivolge un messaggio ai gestori del locale.

Leonardo Bove, 16enne sopravvissuto al rogo di Crans-Montana, ha raccontato la notte del disastro e le conseguenze che ha avuto sulla sua vita. L’incidente, avvenuto nella notte di Capodanno, ha causato la morte di 41 persone, tra cui sei italiani. Bove, uno dei feriti più gravi, ha espresso un forte disappunto nei confronti dei coniugi Moretti, gestori del locale “Le Constellation”, definendoli responsabili del dramma. L’adolescente ha dichiarato: “Non mi interessa la loro vita, ma devono prendersi le loro responsabilità”. La sua voce, ancora segnata dal trauma, ha espresso un forte desiderio di riprendere il controllo della sua vita e di godersi ogni giorno.
La notte del rogo e il risveglio
Leonardo Bove ha ricostruito i momenti immediatamente successivi allo scoppio dell’incendio. “Vedevo la strada, in realtà, quando mi ero svegliato. Non vedevo niente, neanche la piazza. Non ho visto neanche gli altri che uscivano dal locale perché ero girato di spalle al bar”, ha raccontato. I soccorritori lo hanno trovato in fondo al bar, dove è stato uno degli ultimi a essere estratto. “Mi hanno dato un po’ di ossigeno, mi hanno cercato una vena per mettere l’accesso. E poi mi hanno trasportato in ambulanza e mi hanno portato in questo tendone, dove poi sono andato in coma e mi sono svegliato in Italia”, ha spiegato. Il ricovero e il periodo in coma hanno segnato profondamente la sua vita.
Il dramma del riconoscimento
La madre di Leonardo ha ricordato le difficoltà tecniche degli accertamenti sul campo, complicati dalle condizioni dei feriti. “Ci hanno immediatamente fatto un DNA, hanno chiesto il possibile per capire e riconoscere lui. Solo che lui era ovviamente irriconoscibile. I test non erano così facili da fare perché non c’era la salivazione, erano tutti intubati. Quindi come si fa a fare un test?”, ha detto. Il padre, Gabriele, ha raccontato il momento più duro, quando restavano da identificare due giovani, un maschio e una femmina, ma le famiglie in attesa erano tre. “Quindi uno per forza non c’era”, ha spiegato. “Dei due maschi, se la giocavano Leo e Achille. Quindi quando ci hanno detto a noi: ‘È Leo’, noi a festeggiare, dall’altra parte c’era il papà di Achille, la mamma. Io sono andato a chiedergli scusa. Al papà, sì, ho chiesto scusa perché ho gioito”.
La famiglia di Leonardo ha vissuto un momento drammatico, condividendo le ore di attesa e di tensione con un’altra famiglia. La madre ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni dei feriti e la complessità del processo di identificazione. La famiglia ha cercato di trovare un equilibrio tra dolore e speranza, cercando di godersi ogni momento della vita che avevano visto sfuggire una notte.
Leonardo Bove ha espresso un messaggio netto nei confronti dei coniugi Moretti, i gestori del locale. “Non penso niente, perché non mi interessa la loro vita”, ha detto. “Mi interessa solo della mia vita e adesso di quella dei miei familiari, di godermi ogni giorno la mia vita perché l’ho vista sfuggire una notte, quindi non devo più perderla”. “Io dico solo che dovrebbero solamente prendersi le loro responsabilità e basta”, ha aggiunto. “Perché sono uomini e donne adulte, quindi come si sono presi la responsabilità di aprire un locale, devono prendersi la responsabilità anche per quello che è successo”.
La sua voce, pur segnata dal trauma, ha espresso un forte desiderio di riprendere il controllo della sua vita e di godersi ogni giorno. Il racconto di Leonardo Bove rappresenta un momento di riflessione e di dolore, ma anche di speranza per il futuro. La sua esperienza e le sue parole sono un ricordo che rimarrà per sempre.
