Furti e aggressioni al negozio di via Piave, titolare: «Non hanno paura delle forze dell’ordine»

Furti e aggressioni al negozio Trio Shop di via Piave, titolare: «Non hanno paura delle forze dell’ordine»

Titolare di negozio a via Piave racconta furti e aggressioni, non ha paura delle forze dell’ordine
Titolare di negozio a via Piave racconta furti e aggressioni, non ha paura delle forze dell’ordine

Un negozio di via Piave a Mestre, in provincia di Venezia, è diventato un bersaglio ricorrente per furti e aggressioni. La titolare, Fengping Huang, di origini cinesi, ha raccontato di aver visto scomparire sette articoli in meno di 24 ore, senza che i responsabili si mostrassero preoccupati per le conseguenze. «Non hanno paura delle forze dell’ordine», ha detto, esprimendo la frustrazione di una donna che si sente ormai anche addetta alla sicurezza del suo locale. La situazione, che si è aggravata nel tempo, ha portato a episodi di violenza e minacce, con la famiglia che si trova a dover affrontare una quotidianità segnata da tensioni e pericoli.

Un’attività in pericolo

La situazione al Trio Shop, gestito da Huang e suo marito Xin Chen, si è fatta sempre più preoccupante. I furti, che si susseguono ogni giorno, sono accompagnati da comportamenti aggressivi. «La merce che sparisce cambia, ma il copione no», ha spiegato la titolare, riferendosi a un modello di azioni che si ripete con costanza. I responsabili, spesso uomini, entrano nel negozio e si appropriano di beni senza mostrare alcun timore. «Alcuni li conosciamo, sono sempre gli stessi, altri sono nuovi», ha detto Huang, sottolineando la natura organizzata di alcuni episodi.

La famiglia vive quotidianamente la tensione di un’attività in pericolo. I titolari, che si sentono ormai anche come addetti alla sicurezza, hanno deciso di non denunciare ogni singolo furto, temendo di perdere tempo e energie per risultati insignificanti. «Se dovessi denunciare ogni furto, dovrei perdere ore ogni giorno per della carta straccia che non porta a nessun risultato», ha affermato Huang, esprimendo la sua frustrazione.

Minacce e aggressioni

La situazione si è aggravata nel 2025, quando i furti si sono trasformati in aggressioni. A gennaio, due giovani hanno tentato di rubare un articolo, ma i titolari hanno bloccato la fuga e hanno avuto un scontro con i malviventi. «Hanno addirittamente lanciato oggetti alla mia bambina nel tentativo di distrarmi», ha raccontato Chen, il marito di Huang. La piccola, che aveva appena sette mesi, è scoppiata a piangere mentre i genitori venivano aggrediti. L’episodio ha lasciato un segno profondo, tanto che la famiglia ha deciso di non denunciare ogni singolo furto, temendo di perdere tempo e energie per risultati insignificanti.

La famiglia ha visto aumentare il rischio di aggressioni. Un altro episodio drammatico si è verificato il 4 febbraio, quando una donna ha tentato di fuggire con merce rubata, puntando una siringa contro Chen. La polizia è intervenuta in tempo, ma la situazione non si è migliorata. «Ci riteniamo fortunati se non ci aggrediscono», concludono i titolari, che vivono quotidianamente la tensione di un’attività in pericolo.

La titolare, che si sente ormai anche come un’addetta alla sicurezza, ha deciso di continuare a monitorare il negozio con le telecamere e a intervenire personalmente quando necessario. «Controllo le telecamere, tengo d’occhio le corsie e seguo chiunque entri nel mio negozio», ha spiegato, senza nascondere la sua determinazione. La sua voce, però, è piena di rabbia e frustrazione, come se ogni furto fosse un colpo in più su una famiglia che non ha più la certezza di stare al sicuro.