La Spagna si ribella: centinaia di migliaia in piazza contro Sánchez

Proteste in tutta la Spagna per la gestione della crisi di Ceuta, centinaia di migliaia in piazza contro Sánchez.

Piazza gremita di persone in protesta contro il governo spagnolo per la gestione della crisi di Ceuta
Piazza gremita di persone in protesta contro il governo spagnolo per la gestione della crisi di Ceuta

La protesta si espande: centinaia di migliaia in piazza contro Sánchez

La Spagna si è svegliata con centinaia di migliaia di persone in piazza, in un movimento che ha superato i confini di Ceuta e si è trasformato in una contestazione nazionale del governo. La crisi dell’enclave spagnola, scatenatasi a fine luglio con l’ingresso di migliaia di migranti, ha trovato un terreno fertile per la protesta, che ha coinvolto città come Madrid, Malaga, Siviglia e Barcellona. La manifestazione, che ha visto migliaia di partecipanti, ha espresso un forte dissenso contro il governo di Pedro Sánchez, accusato di non aver gestito adeguatamente la situazione. La protesta ha assunto un carattere politico, con cori contro Sánchez e richieste di dimissioni.

Un rapporto sconvolgente: le forze marocchine avrebbero guidato l’ingresso di massa

Un documento del Centro Nacional de Inmigración y Fronteras della Policía Nacional ha rivelato che l’ingresso di massa a Ceuta non era casuale, ma sembrava pianificato. Il rapporto indica una «pianificazione previa» e una «tattica» dell’ingresso, con un «guiado activo» dei migranti da parte delle forze di sicurezza marocchine. Questa scoperta ha messo in crisi la narrazione del governo, che aveva sempre presentato la situazione come un fenomeno spontaneo e imprevedibile. Il documento ha scatenato una reazione interna al governo, con nuove crepe nella maggioranza.

La Federación Española de Municipios y Provincias aveva chiamato alla mobilitazione i municipi spagnoli e le adesioni sono state centinaia, fino a raggiungere, secondo il conteggio diffuso dal Partido Popular, quasi duemila iniziative locali. A Madrid la protesta ha assunto immediatamente un carattere politico, con cori contro Sánchez e richieste di dimissioni. Alberto Núñez Feijóo, Santiago Abascal, Isabel Díaz Ayuso e José Luis Martínez-Almeida hanno partecipato alla mobilitazione. Più tardi, nei pressi del Congresso dei deputati, una seconda concentrazione convocata da ceutí residenti nella capitale è degenerata in scontri con la polizia: quattro persone sono state arrestate e quattro agenti sono rimasti feriti.

La protesta ha reso difficile per Sánchez rifugiarsi ancora dietro la rassicurante formula dell’emergenza gestita e della polemica alimentata dalle opposizioni. Per settimane l’esecutivo Sánchez ha provato a presentare Ceuta come una crisi migratoria difficile ma amministrabile, respingendo le accuse dell’opposizione e muovendosi con estrema prudenza nei confronti di Rabat. Nel frattempo, però, la città autonoma si è ritrovata travolta dall’arrivo di decine di migliaia di persone, il governo è stato costretto a rafforzare progressivamente la risposta, la questione è diventata un problema di sicurezza nazionale e adesso un documento della stessa Policía Nacional sostiene che uomini degli apparati marocchini abbiano attivamente indirizzato la massa verso la frontiera.

La protesta ha trasformato una crisi periferica in una contestazione nazionale.

Oggi, 3 settembre, Pedro Sánchez dovrà presentarsi al Congresso dei deputati per spiegare la gestione della crisi. La comparizione era già stata fissata prima dell’esplosione del caso sul rapporto del CENIF; adesso assume tutt’altro significato. Feijóo e il Partido Popular arriveranno in aula dopo aver trasformato Ceuta in uno dei principali terreni di scontro con il governo, mentre Sánchez dovrà chiarire cosa sapesse l’esecutivo, quali informazioni fossero disponibili prima dell’assalto, quale sia stato realmente il ruolo delle autorità marocchine e perché Madrid abbia impiegato tanto tempo a riconoscere la portata politica e strategica della crisi. La protesta ha reso più complessa la gestione del governo.

  • Centinaia di migliaia di persone in piazza contro Sánchez
  • Un rapporto della polizia indica una pianificazione marocchina
  • Frattura interna al PSOE e richieste di dimissioni
  • Il Congresso diventa il prossimo campo di battaglia