Massimo Bossetti, la difesa avrà accesso al DNA di Yara Gambirasio
Nuovi dati potrebbero influenzare il processo di Massimo Bossetti, la difesa avrà accesso al DNA di Yara Gambirasio.
Il processo di Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio, potrebbe registrare un nuovo sviluppo. La difesa del muratore, condannato all’ergastolo per l’uccisione della 13enne, avrà accesso al profilo genetico della vittima e a circa 25mila campioni raccolti durante le indagini. La decisione è stata presa dal Tribunale di Bergamo, che ha reso esecutiva un’ordinanza della Corte d’Assise risalente al novembre 2019. Dopo sei anni di attesa, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini possono finalmente iniziare a esaminare documenti potenzialmente rilevanti per una futura richiesta di revisione del processo.
accesso al dna e nuove prove
La difesa di Massimo Bossetti avrà accesso al DNA di Yara Gambirasio e a tutti i campioni raccolti per identificare l’allora “Ignoto 1”. Tra i materiali concessi, ci sono immagini ad alta definizione degli indumenti che la ragazza indossava al momento della scomparsa, nonché tracciati elettroforetici relativi al DNA della vittima e dei campioni raccolti. Il Tribunale ha imposto alla polizia giudiziaria di acquisire entro 30 giorni una serie di documenti conservati presso il RIS di Parma e la Polizia Scientifica lombarda. Si tratta di materiali mai presentati al fascicolo dibattimentale, ma ritenuti potenzialmente rilevanti per nuove prove.
La difesa si concentrerà soprattutto sugli slip e i leggings di Yara, alla ricerca di dettagli invisibili a occhio nudo. Su questi indumenti è stata rilevata la controversa traccia genetica “31G20”, che potrebbe rivelarsi cruciale. Il genetista Marzio Capra analizzerà anche gli elettroferogrammi relativi a migliaia di profili maschili, in cerca di eventuali anomalie o elementi trascurati. Questi nuovi dati potrebbero rimettere in discussione la prova ritenuta centrale per la condanna.
il caso di yara gambirasio
Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, e il suo corpo senza vita fu ritrovato tre mesi dopo in un campo a Chignolo d’Isola. Il muratore, all’epoca 43enne, fu condannato in primo e secondo grado all’ergastolo. La Cassazione confermò i due gradi di giudizio. Tuttavia, i legali di Bossetti non si danno per vinti e hanno iniziato a cercare nuove prove per rivedere il caso. L’accesso al DNA e ai campioni potrebbe rappresentare un’opportunità per riconsiderare la verità.
La decisione del Tribunale di Bergamo apre la strada a una revisione del processo, che potrebbe portare a un nuovo esame delle prove. Gli avvocati sperano che questa opportunità possa contribuire a chiarire i dubbi e a riconsiderare la posizione di Massimo Bossetti. La difesa ha espresso fiducia nel lavoro che potrebbe svolgersi con i nuovi dati, pur riconoscendo che l’accesso non è completo e non include l’accesso diretto ai reperti.
