Alessandro Impagnatiello in Cassazione: il nodo è la premeditazione
Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano, dovrà affrontare in Cassazione la questione della premeditazione.

Il processo in Cassazione per Alessandro Impagnatiello
Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Tramontano, dovrà affrontare un nuovo processo in Cassazione il 8 aprile 2026. L’omicidio, avvenuto il 27 maggio 2023 nell’appartamento di Senago, ha visto il fidanzato della donna ucciderla con 37 coltellate. La sentenza di primo grado aveva confermato la condanna a vita, ma la questione della premeditazione è rimasta dibattuta. La Corte d’Appello ha ritenuto che non fosse stata dimostrata, pur se l’accusa e il pubblico ministero di Milano avevano sostenuto che l’uomo avesse pianificato il delitto per almeno sei mesi. La premeditazione, aggravante riconosciuta in primo grado, è al centro del processo in Cassazione, dove si dovrà valutare nuovamente la sua validità.
La premeditazione è il tema chiave del processo in Cassazione. Secondo l’accusa, Alessandro Impagnatiello aveva iniziato a cercare informazioni su veleni per topi a partire dal dicembre 2022, e aveva somministrato alla sua compagna, incinta di sette mesi, un farmaco non identificato, senza che lei ne fosse a conoscenza. Queste azioni sono state considerate elementi a sostegno della premeditazione, aggravante che però non è stata riconosciuta dalla Corte d’Appello. Il collegio ha ritenuto che l’uomo volesse eliminare il figlio che portava in grembo, ma non avesse intenzione di ucciderla direttamente.
Le reazioni dei familiari e la giustizia riparativa
I genitori di Giulia Tramontano hanno espresso dolore e silenzio dopo la sentenza, mentre la sorella ha espresso il timore di vedere il suo assassino libero tra vent’anni. La famiglia della vittima ha seguito con attenzione il processo, che ha visto il collegio di secondo grado rifiutare l’istanza di giustizia riparativa avanzata dall’avvocatessa Giulia Gerardini. L’istanza era stata respinta in quanto l’avvocato non aveva ancora rielaborato il movente del delitto e non aveva intrapreso un percorso di autocensura e rimarginazione sociale. L’istanza non è più riproposta.
La giustizia riparativa non è stata accettata per mancanza di rielaborazione. La Corte d’Appello ha ritenuto che l’avvocatessa non avesse ancora compiuto i passi necessari per accedere a un percorso di giustizia riparativa, come la rielaborazione del movente e la rimarginazione sociale. L’istanza, quindi, non è più in discussione. La famiglia di Giulia Tramontano, tuttavia, continua a seguire con attenzione il processo, che potrebbe portare a una decisione definitiva sulla condanna di Impagnatiello.
Il processo in Cassazione rappresenta un ulteriore passo per chiarire se l’omicidio fosse premeditato o meno. La decisione di questa Corte potrebbe influenzare il futuro di Alessandro Impagnatiello, che dovrà affrontare il giudizio davanti alla Suprema Corte, con la premeditazione come tema centrale. La giustizia, nel frattempo, continua a cercare di dare risposte a una famiglia che vive il dolore di una perdita irreparabile.
