Antonio Ciontoli accusa i giornalisti: “Avete condannato degli innocenti”

Antonio Ciontoli, condannato per omicidio, accusa i giornalisti di aver contribuito alla condanna di innocenti. La famiglia chiede giustizia.

Antonio Ciontoli accusa i giornalisti:
Antonio Ciontoli accusa i giornalisti: “Avete condannato degli innocenti”

Antonio Ciontoli, condannato per omicidio volontario con dolo eventuale, ha accusato i giornalisti di aver contribuito alla condanna di innocenti. L’ex sottoufficiale della Marina Militare, in carcere da lunedì 3 maggio, ha espresso le sue accuse durante un’ultima intervista prima di entrare in carcere. L’attacco, mandato in onda nel corso della trasmissione Quarto Grado, ha colpito direttamente i cronisti che, secondo lui, avrebbero manipolato le intercettazioni ambientali e influenzato il processo. Ciontoli ha sostenuto che i giornalisti hanno contribuito a far condannare due ragazzi e sua moglie, considerati innocenti.

La famiglia chiede giustizia

La famiglia Ciontoli, composta da Antonio, Federico, Martina e Maria Pezzillo, ha espresso la sua frustrazione per la sentenza definitiva, confermata dalla Cassazione. Secondo l’avvocato Pietro Messina, la pena è eccessivamente punitiva, soprattutto nei confronti dei figli e della moglie, che non ha mai frequentato i tribunali. La vita della mia famiglia è stata distrutta dalla persecuzione dei giornalisti, ha lamentato Ciontoli, accusando i cronisti di essere bugiardi e di portarlo un giorno davanti a un giudice.

Le accuse e le prove

Ciontoli ha sostenuto che le registrazioni delle chiamate al 118, mandate in onda centinaia di volte da trasmissioni televisive, dimostrerebbero il contrario delle accuse. In una di esse, si sentirebbero le urla di Marco Vannini, il fidanzato della figlia Martina, agonizzante. Marco non chiese mai aiuto, ha sostenuto Ciontoli, accusando i giornalisti di aver scritto falsità. Valerio, padre di Marco, ha affermato che la verità non la sapremo mai, e che le dichiarazioni fatte durante il processo sono processuali, non storiche.

La famiglia ha avuto sei anni per scrivere lettere aperte, ma a loro sarebbe bastato anche un biglietto messo nella cassetta postale. Nella sentenza di Corte d’Appello bis, si dice che gli imputati hanno privato sia la corte che i genitori di conoscere la verità. Su Instagram, Gianluigi Nuzzi ha precisato che la trasmissione ha chiesto ai Ciontoli un’intervista per tanti anni, sempre negata. L’avrebbero voluta concedere a ridosso della sentenza di Cassazione, ma i Ciontoli hanno ritenuto che fosse un gesto poco elegante e forse interessato.

La famiglia Ciontoli, con l’aiuto del legale Messina, intende presentare il caso alla Corte europea, sperando in un ulteriore esame della sentenza. Spero che reggano l’urto della carcerazione, ha detto Messina, sottolineando la rabbia e il sconforto dei familiari. La sentenza, secondo lui, ha attribuito al capofamiglia il ruolo di soggiogatore, ma la pena verso moglie e figli sarebbe dovuta essere molto più lieve.