Bocciofila chiusa da due anni, il cittadino chiede chiarimenti sul futuro dell’area

Un cittadino di Como chiede al sindaco chiarimenti sul futuro della bocciofila chiusa da due anni, sottolineando il valore sociale del luogo.

Un cittadino di Como chiede al sindaco chiarimenti sul futuro di una bocciofila chiusa da due anni, sottolineando il valore sociale del luogo
Un cittadino di Como chiede al sindaco chiarimenti sul futuro di una bocciofila chiusa da due anni, sottolineando il valore sociale del luogo

Un luogo che ha conosciuto la comunità

La bocciofila di Via Serafino Balestra, chiusa da due anni, rappresentava per molti cittadini un punto di incontro e di aggregazione. Non era solo un luogo per giocare a bocce, ma un’area in cui si costruivano relazioni, si condivideva tempo e si creava un senso di appartenenza. Cosimo Moscato, un cittadino di Como, ha inviato una lettera al sindaco per chiedere chiarimenti sul destino dell’edificio, che era destinato a diventare un museo dedicato alle monete antiche. La chiusura, però, ha lasciato un vuoto non solo sportivo, ma anche sociale. La sua chiusura ha privato queste persone non solo di un’attività sportiva, ma anche di un importante spazio di socializzazione.

Un progetto non ancora realizzato

Moscato ha espresso preoccupazione per il fatto che, dopo due anni, il progetto annunciato non si è concretizzato. L’edificio, che era stato ritenuto un’occasione per un’importante iniziativa culturale, continua a rimanere inutilizzato e in uno stato di abbandono. Il cittadino ha sottolineato che, se il luogo era destinato a un’attività diversa, sarebbe comprensibile attendersi un progresso o almeno un piano concreto. Tuttavia, la mancanza di sviluppo ha lasciato perplessità e una domanda chiara: qual è oggi il progetto previsto per quell’area? La struttura non risulta essere stata abbattuta né trasformata nel museo annunciato.

La lettera di Moscato ha messo in luce il ruolo sociale della bocciofila, che ha ospitato non solo giocatori, ma anche persone di ogni età che si incontravano per parlare, condividere esperienze e costruire legami. La sua chiusura ha privato la comunità di un luogo in cui si poteva stare insieme senza bisogno di altro se non di un tavolo, un po’ di tempo e una conversazione. Il cittadino ha sottolineato che il valore di quel luogo va tutelato, non solo per il suo aspetto sportivo, ma per il ruolo di aggregazione che ha svolto nel tempo.

Moscato non contesta l’idea di un nuovo progetto culturale, ma chiede che si considerino anche le esigenze delle persone che hanno perso il loro punto di incontro. La richiesta finale è doppia: conoscere lo stato reale del progetto e valutare la possibilità di restituire alla comunità uno spazio di aggregazione, magari destinato nuovamente allo sport o ad altre attività sociali. Credo che una città debba tutelare non soltanto i grandi progetti e le opere, ma anche quei luoghi semplici nei quali per anni le persone hanno avuto la possibilità di stare insieme.

La conclusione della lettera è probabilmente anche la frase che meglio ne riassume lo spirito: una città non deve dimenticare i luoghi che hanno avuto un ruolo sociale e umano, anche se non sono grandi opere. Il pensiero di Moscato parte da una vecchia bocciofila, ma parla di una questione molto più ampia: cosa perde una città quando chiude un luogo in cui, per anni, le persone si sono incontrate senza bisogno di altro se non di un tavolo, qualche parola e un po’ di tempo da condividere.

  • La bocciofila è chiusa da due anni.
  • Il progetto culturale non si è concretizzato.
  • Il luogo aveva un valore sociale difficile da sostituire.
  • Il cittadino chiede chiarimenti e attenzione alle esigenze della comunità.