Luca Burini aggredito a Milano: “Pestato senza motivo, si sono fermati solo quando hanno visto il sangue”

Luca Burini vittima di pestaggio a Milano, denuncia e chiede riforma sistema denunce.

Luca Burini, direttore del settimanale Novella 2000, ha raccontato di essere stato aggredito da un branco di tre ragazzi a Milano, in una zona centrale della città. L’episodio, avvenuto mentre stava fumando una sigaretta elettronica, ha lasciato il direttore in condizioni di salute non trascurabili, con ferite e sanguinamento. “Aggredito senza motivo, si sono fermati solo quando hanno visto il sangue”, ha detto Burini a Tgcom24, spiegando come l’incidente sia avvenuto in un vialone frequentato, senza alcun preavviso.

Aggredito in strada, venti pugni e ferite

Secondo le dichiarazioni del giornalista, i tre ragazzi, che non sembravano minorenni, lo hanno circondato e iniziato a picchiarlo. “Il più alto mi ha messo un braccio intorno alle spalle e mi ha spinto contro il muro. Un secondo dopo ero circondato. Il ragazzo che avevo di fronte mi ha sferrato il primo pugno. Gli altri due mi strattonavano e mi tiravano qualche ceffone. In tutto mi sono arrivati una ventina di pugni”, ha raccontato Burini. L’aggressione è durata diversi secondi, finché uno dei ragazzi ha visto uno schizzo di sangue e ha smesso.

La violenza ha lasciato segni evidenti. I medici gli hanno fatto una tac alla testa e un esame a una mano viola. “Dopo essere rimasto qualche ora in osservazione – necessarie a verificare se l’insorgenza di complicanze dovute alle botte prese – sono stato dimesso”, ha spiegato Burini. L’uomo ha anche sottolineato l’importanza di una denuncia automatica in casi come il suo, in cui il sangue è arrivato fino al bacino.

Denuncia e sistema di segnalazione

Dopo l’episodio, Burini ha subito chiamato i carabinieri e si è recato in ospedale. “Sì, sono andato subito a denunciare. Ti dicono che hai 90 giorni di tempo per farlo ma non ha senso”, ha detto. Il giornalista ha anche sottolineato l’importanza delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. “Le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza del Comune hanno una durata di sette giorni. Quelle private tra le 24 e le 48 ore. In casi come il mio le immagini sono fondamentali perché gli inquirenti possano rintracciare e fermare i responsabili”, ha sottolineato.

Il sistema non è sufficiente. “Se uno arriva in pronto soccorso con il sangue che arriva fino al bacino, come è successo a me, dovrebbe scattare in automatico la denuncia”, ha detto Burini. L’uomo ha anche espresso preoccupazione per la mancanza di una segnalazione automatica in casi di violenza grave. “O meglio, che parta in automatico solo in caso di prognosi superiore ai 40 giorni o per altri tipi di violenze”, ha aggiunto.

Secondo Burini, l’aggressione non aveva un movente. “Non mi conoscevano, non c’era un motivo. Sono stato aggredito gratuitamente”, ha detto. I ragazzi, a quanto pare, non avevano intenzione di derubarlo, ma sembravano voler sfogare la propria rabbia. “Bastava che uno di loro mi tenesse fermo così da consentire agli altri due di derubarmi. Non lo hanno fatto. Hanno visto che avevo il telefono, non l’hanno preso”, ha spiegato. Il giornalista ha chiesto maggiore attenzione alle situazioni di sicurezza e ha sottolineato l’importanza di agire tempestivamente. “I carabinieri mi hanno detto che hanno bisogno di ricevere segnalazioni per intervenire il prima possibile. Solo così possono arrivare e arrestare in flagranza di reato chi delinque o, comunque, arrivare in tempo utile”, ha concluso Burini, che ha espresso la sua preoccupazione per la mancanza di sicurezza in certe aree della città.