L’Italia può scegliere un’economia della potenza, non del fatalismo

L’Italia può scegliere un’economia della potenza, non del fatalismo: un’analisi su come l’automazione e l’IA possano trasformare il mercato del lavoro.

L’Italia può scegliere un’economia della potenza, non del fatalismo. Un Paese che desidera più industria, più robot, più calcolo e più autonomia tecnologica deve avere più energia disponibile e competitiva, non meno macchine. La politica dell’alta produttività è necessaria per affrontare le sfide dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, ma in Italia questa idea è ancora troppo spesso rimossa o ignorata.

La scarsità può essere un catalizzatore di innovazione

La scarsità di lavoro, se gestita correttamente, può diventare un catalizzatore per l’innovazione e l’efficienza. In Corea del Sud, dove la popolazione invecchia e la domanda di manodopera si riduce, l’adozione di robot e tecnologie automatizzate ha portato a un aumento significativo della produttività. Il governo ha adottato una strategia di “K-robot economy”, integrando l’automazione non solo nell’industria ma anche nei servizi e nella difesa. Questo modello ha permesso di ridurre la dipendenza da manodopera esterna e di aumentare la capacità produttiva del paese.

Un’altra esperienza utile è quella di Singapore, che utilizza una grande quantità di manodopera straniera ma ha integrato la politica migratoria all’interno della strategia di produttività. Il ministero del Lavoro ha introdotto “levies”, prelievi pagati dalle aziende per i lavoratori stranieri, che rendono più conveniente assumere competenze di alto livello e spingere la manodopera verso imprese più produttive. Nel settore marittimo e offshore, il governo ha ridotto i limiti alla dipendenza da manodopera esterna e ha aumentato le levies, costringendo le imprese a ripensare i loro modelli operativi verso attività a maggiore qualificazione e valore aggiunto.

Questo approccio ha portato a un aumento della produttività del lavoro e del fattore totale, nonostante l’importazione di manodopera.

Il Giappone e l’agricoltura: tecnologia come risposta a una crisi demografica

Il Giappone, pur affrontando una forte carenza di personale, ha adottato una politica economica che punta sull’automazione e sulla digitalizzazione. Il governo ha incluso l’IA, la robotica e la digitalizzazione come strumenti per affrontare le carenze di manodopera. Sono già in sperimentazione robot intelligenti destinati a occuparsi di compiti ripetitivi, come il rifornimento degli scaffali nei negozi di convenienza, liberando i lavoratori da attività pesanti e ripetitive. Questo modello non si limita a sostituire il lavoro umano, ma mira a migliorare la produttività anche per i lavoratori anziani o con minore forza fisica. L’Ocse ha osservato che la scarsità di lavoro riduce parte dell’opposizione sociale all’automazione, proprio perché la macchina non si presenta soltanto come concorrente del lavoratore, ma come risposta a lavori che non trovano più abbastanza persone.

Questo concetto si applica anche all’agricoltura, dove la mancanza di braccianti ha spinto a sviluppare sistemi autonomi per la raccolta in serra. A Wageningen, un importante centro di ricerca agraria, vengono sviluppati sistemi autonomi per la raccolta di frutta e verdura. Questi sistemi non sostituiscono il lavoro umano, ma lo rendono più efficiente e sostenibile, permettendo di ridurre il costo del lavoro e di aumentare la produttività.

La sfida per l’Italia non è solo di adottare tecnologie avanzate, ma di creare un modello economico che favorisca l’innovazione e la produttività. L’Italia non è priva delle basi necessarie: nel 2024 era il secondo mercato europeo per nuove installazioni di robot industriali, ma le installazioni sono scese del 16%. Sul digitale, il quadro è ancora più eloquente: nel 2025 soltanto il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti utilizzava almeno una tecnologia di IA.

Per superare questa situazione, è necessario un cambiamento strutturale nell’economia italiana.