Papa Leone XIV: “Essere solidali con il destino della città”

Papa Leone XIV invita la diocesi di Roma a un cammino pastorale basato su verità e solidarietà.

Il Papa, Leone XIV, ha rivolto un appello alla diocesi di Roma durante un incontro nella basilica di San Giovanni in Laterano, in cui ha sottolineato l’importanza di un cammino pastorale basato sulla solidarietà con il destino della città. Annunciando l’avvio della causa di canonizzazione di don Luigi di Liegro, il Santo Padre ha spiegato che il suo invito non è un nuovo programma, ma uno stile che si riassume in un solo verbo: “verificare”, ovvero “fare verità”, per essere “solidali con il destino di questa città, a contatto con le sue ferite, le sue attese e le sue trasformazioni”. L’obiettivo è condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze.

Un cammino di discernimento e conversione

“Camminare insieme – non un anno, ma un cammino –, perché sia un vero discernimento e non un’iniziativa che si aggiunge alle altre”, ha spiegato il Papa. L’indicazione di rotta è chiara: il vescovo non chiede di programmare nuove attività, ma propone un metodo comune di ascolto, discernimento, verifica e conversione. I contenuti e le priorità restano affidati alla responsabilità delle comunità, nei cinque ambiti della catechesi, i giovani, la famiglia, la carità e le vocazioni. L’obiettivo è condividere uno stile pastorale, non uniformare le esperienze.

La comunità deve essere luogo di incontro e conversione. “Una comunità nella quale tutto dipende dal parroco è una comunità fragile”, ha sottolineato il Papa. “Presiedere non significa fare tutto, ma generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realtà, custodire l’unità.” Il prete, a sua volta, deve essere un uomo che ascolta prima di rispondere, che discerne prima di decidere. “Riconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilità dei laici”, ha aggiunto, spiegando che non è per mancanza di forze, ma per fedeltà alla natura della Chiesa.

Un invito a riconoscere il senso evangelico

“A volte si moltiplicano le proposte, le attività, gli incontri e si smarrisce il centro, il senso evangelico di ciò che si fa”, ha ammonito il Papa. “Il prete dovrebbe essere un uomo che ascolta prima di rispondere, che discerne prima di decidere.” L’arte della verifica pastorale non chiede di fare di più, ma di fare meno e meglio. “So anche che il servizio pastorale, oggi, è più faticoso di ieri”, ha ammesso, ma “l’arte della verifica pastorale non vi chiede di fare di più: vi dà, anzi, il permesso di fare meno e meglio.” La missione di Roma non è un sfondo, ma un luogo di incontro. “Roma non è lo sfondo indifferente delle nostre comunità: è il luogo della nostra missione”, ha concluso il Papa. “La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone.” L’appello finale è rivolto a tutti: “Non temete di lasciarvi ancora chiamare per nome”, come Maria all’alba di Pasqua, “anche in lacrime, anche nel buio.”

“Non vi consegno un nuovo programma pastorale”, ha ripetuto il Papa, “ma uno stile che si riassume in un solo verbo: ‘verificare’.” L’obiettivo è far sì che ogni azione pastorale parta da un’interrogazione profonda: “perché otteniamo questi risultati e non altri?” L’obiettivo è un discernimento autentico, che permetta di riconoscere ciò che va mantenuto, valorizzato, corretto, abbandonato o avviato. “Dalla Pasqua di Cristo nascono comunità nuove, libere, riconciliate”, ha spiegato il Papa. L’obiettivo è lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo: accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili. AI giovani impegniamoci a offrire tempo e ascolto, dentro e oltre le iniziative.

“Non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni; occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone”, ha spiegato il Papa. “La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone.” “Non temete di lasciarvi ancora chiamare per nome”, l’appello finale per il cammino che ci separa dal Giubileo della Redenzione del 2033: “Il Signore vivo si lascia incontrare da chi, come Maria all’alba di Pasqua, ha ancora il coraggio di cercarlo, anche in lacrime, anche nel buio.”