L’Europa cerca di costruire una potenza strategica

L’Europa cerca di costruire una potenza strategica con nuovi strumenti di sicurezza e autonomia.

Nel discorso sullo Stato dell’Unione 2026, Ursula von der Leyen ha delineato un’Unione Europea più autonoma sul piano economico, tecnologico e della sicurezza. L’obiettivo è creare una potenza strategica in grado di rispondere alle minacce esterne e a una crescente competizione globale. L’UE, che si considera esposta alla guerra, alla competizione tecnologica e alle dipendenze energetiche, cerca di rafforzare la sua capacità di agire attraverso una serie di iniziative concrete.

Da autonomia a strumenti della potenza

L’obiettivo principale del SOTEU 2026 è la costruzione di una capacità europea in grado di esercitare influenza su diversi ambiti: industria, difesa, tecnologia, energia e sicurezza. Von der Leyen ha sottolineato l’importanza di materie prime, batterie, capacità satellitari e cyber, infrastrutture e corridoi commerciali, sistemi antimissile, intelligenza artificiale e dati. Questi elementi sono visti come fondamentali per ridurre la vulnerabilità dell’UE e aumentare la sua autonomia.

La costruzione di una potenza europea passa anche dalla spesa militare, ma si misura soprattutto nella capacità di riconoscere autonomamente una minaccia.

La competizione contemporanea attraversa simultaneamente spazio terrestre, digitale, industriale, celeste e reticolare: essere forti in uno soltanto non basta. L’UE, che per decenni ha fatto della norma uno dei propri principali strumenti di proiezione, riconosce implicitamente che la norma, senza capacità materiali che la sostengano, ha dei limiti. Il discorso si manifesta nella sua chiave più prettamente geopolitica: il potere che von der Leyen cerca di costruire non è astratto, deve esercitarsi su spazi differenti, attraverso risorse differenti.

Un “articolo 4” europeo e un Consiglio di sicurezza

La risposta proposta da von der Leyen è quasi un piccolo abbozzo costituzionale della sicurezza europea: una nuova European Security Strategy, un Emergency Security Protocol modellato sull’articolo 4 della NATO, un European Security Council aperto alla cooperazione con Regno Unito, Norvegia, Ucraina e Canada, più un nuovo strumento europeo per gli strategic enablers: difesa aerea e missilistica, trasporto strategico, rifornimento in volo, spazio e cyber. Il Consiglio di sicurezza europeo, per ora, è una proposta. La difesa resta esplicitamente allineata alla NATO. La Commissione tenta quindi di costruire una capacità europea senza sciogliere il nodo politico che la precede: una potenza richiede mezzi, ma richiede anche un centro capace di decidere come e quando usarli.

La costruzione di una potenza europea passa anche dalla spesa militare, ma si misura soprattutto nella capacità di riconoscere autonomamente una minaccia.

Il dibattito successivo al discorso ha rivelato profonde divergenze sulla direzione e sulla scala di questa trasformazione. Mentre von der Leyen propone una maggiore integrazione e una maggiore autonomia, Jordan Bardella, presidente del gruppo Patrioti per l’Europa, propone una soluzione opposta: la restituzione della sovranità alle nazioni. La battaglia è diventata sulla scala alla quale quella potenza debba essere organizzata.