L’Europa si stringe attorno all’intelligenza artificiale
Nuove regole UE per l’IA: obblighi di trasparenza e sanzioni fino a 35 milioni di euro

L’Europa ha introdotto nuove regole per l’uso dell’intelligenza artificiale, con obblighi di trasparenza e sanzioni fino a 35 milioni di euro per chi non rispetta la normativa. Dopo due anni dall’entrata in vigore dell’AI Act, a Bruxelles e nelle 27 capitali dell’Unione europea si apre la fase attuativa della prima normativa al mondo che regolamenta l’uso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Gli obblighi entrano in vigore da oggi, con l’obiettivo di ridurre i rischi di manipolazione e inganno legati ai deepfake e ad altri contenuti generati o modificati da sistemi di IA.
Obblighi di trasparenza e controlli rafforzati
Da oggi, chatbot e altri sistemi di intelligenza artificiale dovranno informare gli utenti quando si trovano a parlare e interagire con l’IA, e non con un essere umano. Inoltre, i contenuti generati o modificati dalla tecnologia dovranno essere ben contrassegnati per essere facilmente identificati. Questo è un passo cruciale per ridurre i rischi di manipolazione e disinformazione, un tema che ha occupato gran parte del dibattito sull’AI Act. Controlli e sorveglianza rafforzati sono affidati all’Ufficio per l’intelligenza artificiale istituito dalla Commissione europea, che collaborerà con le autorità nazionali per garantire il rispetto delle principali disposizioni del regolamento entrato in vigore nel 2024. Tra le norme chiave c’è il divieto di pratiche considerate inaccettabili per i «valori e diritti fondamentali europei», come il riconoscimento facciale, e gli obblighi di trasparenza per i modelli di IA per finalità generali (Gpai), tra cui anche la tutela del diritto d’autore.
Le sanzioni per violazioni sono fino a 35 milioni di euro
Per i fornitori di modelli di intelligenza artificiale più avanzati, come OpenAI, Google DeepMind e Anthropic, scattano obblighi aggiuntivi per affrontare i rischi di danni su larga scala, tra cui incidenti chimici, biologici e nucleari, reati informatici, manipolazioni dannose e minacce ai diritti fondamentali. L’esecutivo comunitario potrà imporre sanzioni da 7,5 milioni di euro a 35 milioni di euro o al 7 per cento del fatturato globale, a seconda del tipo di violazione.
Chiunque può presentare un reclamo all’Ufficio UE denunciando presunte violazioni della legge sull’IA da parte dei fornitori di modelli. L’AI Act diventa attuativo in un passaggio che Bruxelles ritiene cruciale per affrontare i rischi legati alla sicurezza informatica europea e quelli legati all’IA fuori dal controllo umano. Solo di pochi giorni fa, la statunitense Anthropic ha denunciato che tre versioni del suo modello di intelligenza artificiale Claude hanno effettuato accessi non autorizzati a sistemi di tre organizzazioni esterne, sfruttando password deboli.
Un piano per il futuro dell’IA in Europa
«L’Europa vuole diventare il primo continente dell’IA», ha rivendicato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nell’annunciare l’apertura di un bando per realizzare fino a sette AI Gigafactory in Europa, con un investimento iniziale da 10 miliardi di euro. Bruxelles punta a sbloccare altri 20 miliardi di investimenti privati nel futuro digitale europeo. La svolta non è però l’ultima tappa di attuazione dell’AI Act. Dal 2 dicembre saranno in vigore nuovi divieti di generare contenuti sessualmente espliciti non consensuali e materiale pedopornografico, mentre da dicembre 2027 scatteranno anche le nuove norme relative ai sistemi di IA ad alto rischio. Dal 2 agosto 2028 saranno operative anche le regole sui sistemi ad alto rischio integrati in prodotti regolamentati.
Per mitigare il rischio di manipolazione e disinformazione, Bruxelles ha promosso un codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA, una «guida» ai fornitori e agli utilizzatori di sistemi di IA generativa per aiutarli a rispettare gli obblighi previsti dal regolamento in materia di etichettatura e indicazione dei contenuti generati dalla tecnologia. Mentre gli obblighi e i requisiti di trasparenza per chatbot e altri sistemi sono obbligatori via legge, il codice di condotta resta volontario. Ad oggi lo hanno sottoscritto già oltre 180 aziende, tra cui Anthropic, OpenAI, Google, Microsoft e Meta.
