Impagnatiello, condannata la cognata per l’auto usata nell’omicidio. La famiglia di Giulia vince il risarcimento
La cognata di Impagnatiello dovrà risarcire la famiglia di Giulia per l’auto usata nell’omicidio. Nuova sentenza del Tribunale civile di Milano.

A più di due anni dall’omicidio di Giulia Tramontano, il Tribunale civile di Milano ha emesso una sentenza che ha portato alla condanna della cognata di Alessandro Impagnatiello, responsabile dell’omicidio della donna incinta. Laura Ciuladaite, moglie di Omar Impagnatiello e cognata di Alessandro, dovrà risarcire la famiglia di Giulia con oltre 19mila euro, più 5mila euro di spese legali. L’operazione, secondo i giudici, aveva l’obiettivo di ridurre il patrimonio dell’imputato per evitare un risarcimento ai familiari della vittima.
La macchina come strumento di occultamento
La Volkswagen T-Roc, appartenuta all’ex barman reo confesso dell’omicidio della compagna incinta, è stata acquistata da Laura Ciuladaite. Secondo quanto accertato dai giudici, l’operazione aveva l’obiettivo di ridurre il patrimonio dell’imputato in vista di un eventuale risarcimento da versare ai familiari della vittima. L’avvocato Giovanni Cacciapuoti, legale della famiglia Tramontano, ha sottolineato che la Procura non aveva sequestrato l’auto, nonostante fosse stata utilizzata per l’occultamento del cadavere di un delitto efferato.
La vendita della macchina è avvenuta tra parenti/affini, ben consapevoli delle ragioni risarcitorie nei confronti dei familiari della vittima. Il giudice Francesco Pipicelli ha dato ragione alla famiglia di Giulia, rappresentata dagli avvocati Rosario Santella e Giovanni Cacciapuoti, secondo cui la vendita era volta a sottrarre il bene alle ragioni creditorie dei familiari di Giulia Tramontano. La vettura, infatti, era stata utilizzata per nascere e trasportare il corpo della giovane, e la famiglia aveva interesse a garantirne il sequestro.
La sentenza sottolinea come la vendita fosse avvenuta con piena consapevolezza delle conseguenze legali e del rischio di ridurre la garanzia generica a favore dei familiari della vittima.
Un omicidio premeditato e una condanna confermata
A più di due anni dall’omicidio di Giulia Tramontano, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Alessandro Impagnatiello, ma ha escluso l’aggravante della premeditazione, riconoscendo solo quelle della crudeltà e del rapporto di convivenza. L’omicidio, commesso il 27 maggio 2023, ha visto il compagno della vittima ucciderla con 37 coltellate nella loro casa a Senago, nel milanese.
Secondo la perizia psichiatrica, Impagnatiello era pienamente capace di intendere e di volere al momento del delitto. La sua personalità presenta tratti di psicopatia, con freddezza emotiva e totale assenza di empatia. Nel corso dei colloqui con i periti, si sarebbe riferito a Giulia e all’amante come a «due pedine sulla scacchiera», dimostrando una mentalità manipolatoria e priva di coinvolgimento emotivo. La sua rabbia fredda, che ha trovato sfogo nelle coltellate, è stata valutata come un segnale ulteriore della sua scarsa risonanza emotiva.
La famiglia di Giulia ha espresso una «indisponibilità irritrattabile» a prendere parte a qualsiasi programma riparatorio, ritenendolo privo di significato di fronte alla gravità del crimine.
I legali di Impagnatiello avevano chiesto l’accesso a un percorso di giustizia riparativa, ma la Corte ha respinto l’istanza, sottolineando l’assenza di rielaborazione critica del movente e della volontà di affrontare il percorso di responsabilizzazione richiesto.
