Semafori, la quarta luce bianca potrebbe rivoluzionare il traffico
Nuovo semaforo con luce bianca per gestire traffico autonomo e umano.
La quarta luce bianca nei semafori potrebbe rappresentare un passo avanti nella gestione del traffico, permettendo una maggiore efficienza tra veicoli autonomi e quelli tradizionali. L’idea nasce da una ricerca della North Carolina State University, guidata dal professor Ali Hajbabaie, che mira a integrare le auto a guida autonoma nei sistemi esistenti senza compromettere la sicurezza. La luce bianca, attiva solo quando ci sono abbastanza veicoli connessi e automatizzati, permette a questi ultimi di coordinare i propri movimenti in tempo reale, riducendo i tempi di attesa e migliorando la fluidità del traffico.
Un sistema in grado di adattarsi al contesto
La fase “bianca” non è una luce costante, ma una modalità attivata solo quando all’incrocio si radunano un numero sufficiente di veicoli autonomi. Grazie alle comunicazioni V2X (vehicle-to-everything), le auto senza conducente si coordinano tra loro, calcolando traiettorie e tempi di passaggio in tempo reale. Per un guidatore umano, questa situazione cambia le regole: l’auto autonoma diventa la “locomotiva”, e il conducente deve semplicemente seguire il veicolo davanti, mantenendo la distanza di sicurezza. La luce bianca, quindi, non è un segnale tradizionale, ma un invito a fidarsi del sistema automatizzato.
Un’ipotesi scientifica ma con sfide reali
Le simulazioni hanno mostrato benefici significativi: con il 10% di veicoli autonomi, i tempi di attesa agli incroci calano del 3%, mentre con il 30% la riduzione dei ritardi arriva al 10,7%. In scenari ad alta densità di veicoli automatizzati, i tempi morti si riducono fino al 94%, con un calo drastico di consumi e emissioni. Tuttavia, portare questa innovazione nella realtà quotidiana presenta sfide non trascurabili. La cybersecurity rappresenta un problema principale: un sistema basato su reti di calcolo distribuito potrebbe essere vulnerabile a attacchi hacker, blackout o malfunzionamenti, con conseguenze gravi in contesti urbani congestionati.
Nonostante i vantaggi teorici, in Italia non esiste ancora alcuna sperimentazione su strada del semaforo a quattro luci. L’articolo 41 del Codice della Strada italiano disciplina in modo tassativo le lanterne semaforiche nei tre colori rosso, giallo e verde, rendendo necessaria una profonda revisione normativa per introdurre la quarta luce. Inoltre, per rendere il sistema operativo, serviranno infrastrutture dedicate e un parco circolante a guida autonoma ben più numeroso di quello attuale.
Intanto, in Europa e negli USA, l’innovazione della mobilità connessa procede attraverso progetti come l’europeo IN2CCAM, che utilizza “Living Lab” urbani per testare semafori intelligenti, gemelli digitali e sistemi di cooperazione ITS. La quarta luce bianca resta dunque un’ipotesi affascinante e scientificamente fondata, ma prima di vederla accesa per strada serviranno ancora molti anni e una serie di passi importanti per la sua implementazione. La luce bianca non è un segnale tradizionale, ma un invito a fidarsi del sistema automatizzato. La sua introduzione richiede una profonda revisione normativa a livello nazionale ed europeo. La cybersecurity rappresenta un problema principale per l’implementazione del sistema.
