Studenti stranieri e classi oltre il tetto del 30%: i dati svelano una situazione diversa per nascita e contesto
I dati svelano una situazione diversa per nascita e contesto: il 7,6% delle classi supera il tetto del 30% di alunni stranieri, ma la percentuale scende al 0,6% se si considerano solo gli studenti nati all’estero.
Il dibattito sull’incidenza degli studenti stranieri nelle classi italiane si fa sempre più acceso, ma i dati svelano una realtà complessa e diversificata. Secondo un’analisi realizzata da Skuola.net, il 7,6% delle classi statali supera il tetto del 30% di alunni con cittadinanza non italiana, un dato che si riduce sensibilmente se si considerano solo gli studenti nati all’estero. In questo caso, la percentuale scende al 0,6% su scala nazionale, un valore che indica una situazione molto diversa rispetto a quella generale.
La distinzione tra nascita e cittadinanza
Dei quasi 915mila studenti con cittadinanza non italiana, il 65,4% è nato in Italia, quasi due su tre. Questo dato sottolinea come la maggior parte degli alunni stranieri non necessiti di un sostegno linguistico intensivo, poiché sono cresciuti e scolarizzati nel nostro Paese. Considerare tutti gli studenti senza cittadinanza italiana come un gruppo omogeneo rischia quindi di fornire un’immagine incompleta della situazione reale.
La distinzione tra nascita e cittadinanza è cruciale per comprendere le reali esigenze delle classi.
Se nel calcolo vengono inclusi soltanto gli alunni stranieri nati all’estero, la quota di classi nelle quali viene superato il tetto del 30% scende, secondo l’analisi di Skuola.net, allo 0,6% su scala nazionale. Alle superiori la percentuale si riduce dal 3,5% allo 0,8%. Questi dati mettono in luce come la presenza degli studenti stranieri non sia uniforme nei diversi livelli educativi.
Le differenze regionali e i cicli scolastici
Il fenomeno è fortemente concentrato in alcune regioni. Il 63,8% degli studenti stranieri frequenta scuole situate nel Nord Italia, mentre solo l’11,5% è distribuito tra il Sud e le Isole. La Lombardia, ad esempio, registra il 16,8% di classi con alunni stranieri al di sopra del tetto, seguita dall’Emilia-Romagna con il 15,6%. Nelle scuole superiori, invece, la percentuale si riduce al 3,5%, ma scende ulteriormente al 0,8% se si considerano solo gli studenti nati all’estero. Le differenze tra i vari cicli scolastici sono rilevanti. Nella scuola primaria, il limite del 30% viene superato nel 12,4% delle aule, quasi una su otto. La percentuale scende al 7% nelle medie e al 3,5% nelle superiori. Questi dati mettono in luce come la presenza degli studenti stranieri non sia uniforme nei diversi livelli educativi. La circolare ministeriale del 2010, emanata da Mariastella Gelmini, prevede un’applicazione flessibile del tetto del 30%. La soglia può essere superata quando gli alunni stranieri sono nati in Italia o possiedono già una buona conoscenza della lingua. Al contrario, può essere abbassata nelle scuole che accolgono un numero consistente di studenti arrivati da poco nel Paese e bisognosi di un sostegno linguistico più intenso.
La flessibilità della circolare è un elemento chiave per gestire le diverse situazioni.
La sfida, però, non riguarda solo le classi differenziate, ma l’integrazione in un Paese dove due studenti stranieri su tre sono nati in Italia, ma vengono ancora considerati “non italiani”. Questo dato sottolinea l’importanza di una visione più completa e precisa per valutare le reali esigenze educative e sociali.
