Nouriel Roubini individua quattro rischi per i mercati: petrolio, guerra, rendimenti e Borsa
Economista Roubini segnala quattro rischi per i mercati: petrolio, guerra, rendimenti e Borsa. Analisi su tensioni geopolitiche e impatto sull’economia globale.
Nouriel Roubini, economista noto per le sue previsioni caute sull’economia globale, ha individuato quattro rischi che potrebbero mettere sotto pressione i mercati finanziari: l’aumento del prezzo del petrolio, le tensioni geopolitiche, l’incremento dei rendimenti dei titoli di Stato e una possibile correzione delle Borse. Questi fattori, spiega Roubini, non indicano necessariamente un imminente crollo, ma rappresentano una tensione che deve essere monitorata con attenzione.
Il rischio del petrolio e della guerra
Il primo rischio, secondo Roubini, riguarda l’energia. La guerra tra Stati Uniti e Iran continua a condizionare i flussi di petrolio attraverso il Golfo Persico. L’economista teme che il prezzo del greggio possa tornare a salire se il conflitto dovesse protrarsi e le riserve disponibili continuassero a ridursi. Nel corso della settimana considerata, il prezzo del Brent ha registrato un aumento del 6% dopo nuovi attacchi statunitensi e iraniani. Parallelamente, le scorte della Strategic Petroleum Reserve degli Stati Uniti sono scese ai livelli più bassi degli ultimi 43 anni. Un aumento del petrolio potrebbe alimentare l’inflazione, comprimere i margini delle imprese e ridurre il potere d’acquisto delle famiglie. Il rischio diventa ancora più rilevante se la pressione sui prezzi dell’energia si combina con tassi di interesse elevati.
La guerra in Iran e le elezioni di midterm
Roubini ha ipotizzato che la situazione possa diventare ancora più difficile dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti, collegando questo scenario alla posizione politica del presidente Donald Trump e alla sua eredità. Si tratta di uno scenario e non di una previsione sull’evoluzione della guerra. Tuttavia, l’ipotesi evidenzia quanto il fattore geopolitico sia tornato a pesare sulle prospettive economiche. Le tensioni in Medio Oriente ricordano che l’economia globale continua a essere esposta a shock esterni difficili da incorporare nei modelli finanziari. Gli investitori, negli ultimi anni, hanno concentrato gran parte dell’attenzione sulla crescita degli utili, sulla produttività e sulla rivoluzione tecnologica. Tuttavia, il rischio geopolitico non può essere ignorato.
Rendimenti dei Treasury e costo del denaro
Il terzo rischio individuato da Roubini riguarda il mercato obbligazionario e, in particolare, la sostenibilità dei conti pubblici. Secondo l’economista, i governi dovrebbero procedere verso un consolidamento fiscale, dal momento che deficit elevati possono aumentare la pressione sui mercati del debito sovrano. In assenza di un miglioramento dei conti pubblici, i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero continuare a salire, facendo aumentare il costo del finanziamento e comprimendo la domanda interna. Il tema è particolarmente rilevante negli Stati Uniti. La Federal Reserve ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base il 16 settembre, mentre il rendimento del Treasury decennale si è mantenuto intorno al 5%. Tassi a lungo termine più elevati aumentano il costo del capitale per l’intera economia. L’impatto non riguarda soltanto il mercato azionario, ma anche i mutui, il credito alle imprese e gli investimenti necessari per costruire le infrastrutture legate all’intelligenza artificiale.
Una correzione delle Borse non significa fine del boom tecnologico
Il quarto rischio è quello di una correzione dei mercati azionari. Anche in questo caso, però, Roubini non sostiene che l’attuale rally dell’intelligenza artificiale sia necessariamente una bolla destinata a scoppiare. La sua posizione è più articolata: una correzione dei listini può verificarsi anche all’interno di un ciclo di investimenti reale e di ampia portata. Il fatto che le quotazioni azionarie possano subire una fase di ribasso non significa automaticamente che venga meno la validità economica degli investimenti nell’AI. Allo stesso modo, un rallentamento temporaneo dei mercati finanziari non implica necessariamente la fine della trasformazione tecnologica in corso.
Roubini sottolinea che il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale può essere autentico e produttivo, ma allo stesso tempo diventare più difficile da finanziare in un contesto caratterizzato da rendimenti obbligazionari elevati. Il paradosso, quindi, è che il progresso tecnologico richiede grandi investimenti, ma il contesto macroeconomico può rendere più complesso il finanziamento di nuovi progetti.
