La Francia a un passo dalla recessione. Mercati e imprese in allarme
La Francia rischia recessione e declassamento del debito. Mercati e imprese preoccupati per la situazione economica.

La Francia si trova a un passo dalla recessione, con mercati e imprese in allarme per la sua situazione economica. Il Paese, il secondo più grande dell’Unione Europea, mostra segni di stagnazione e preoccupazioni crescenti per un debito pubblico che supera i 3.500 miliardi di euro e si avvicina al 118% del Pil. La disoccupazione, al 8,3%, e l’inflazione, al 2,5%, non bastano a mitigare le tensioni, mentre la spesa pubblica copre il 57,6% del prodotto interno lordo. La bilancia commerciale registra un deficit di 69,2 miliardi, sostenuto solo dall’industria aerospaziale.
Un sistema industriale in crisi
La deindustrializzazione, in atto da decenni, ha messo in difficoltà le imprese francesi, che vedono ridursi le opportunità di crescita. Il Medef, la Confindustria transalpina, ha espresso preoccupazioni durante un incontro al Roland Garros, dove ha chiesto ai sette candidati per l’Eliseo di realizzare una riforma della previdenza per alzare l’età di pensionamento da 62 a 64 anni. Una misura necessaria per ridurre il debito, ma bloccata dal governo Lecornu per garantirsi la sopravvivenza alle Camere.
La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i mercati non credono più al meccanismo che ha reso Parigi un’attrattiva per gli investitori per almeno trent’anni: il rinnovo del debito a tassi inferiori rispetto alle precedenti emissioni. Il rendimento dell’Oat decennale, il titolo di stato francese, si attesta al 4,090%, con uno spread rispetto al Bund tedesco di 86 punti. In attesa del giudizio di Fitch, che potrebbe certificare la “scarsa affibilità” finanziaria francese, i mercati continuano a mettere in discussione la stabilità del Paese.
Imprese in attesa di decisioni
Le aziende, in particolare quelle non appartenenti ai settori della difesa, aerospaziale e export, non assumono più, come ha avvertito Marc Frey, partner di Maestrium, società di consulenza che assiste i campioni nazionali. La mancanza di certezza e la pressione fiscale hanno ridotto la capacità di investimento e di crescita. La crisi economica sembra non trovare una soluzione a breve termine. Gli economisti governativi hanno calcolato che, senza interventi, il debito potrebbe superare i 130 miliardi entro il 2030. Il governo, che non ha una maggioranza in Parlamento, difficilmente troverà consenso per una manovra superiore ai 30 miliardi necessaria per invertire la curva del disavanzo. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il Paese non riesce a sfruttare al massimo la sua produzione energetica, come il nucleare, per ridurre l’importazione di gas e greggio. La produzione nucleare, pur riducendo l’acquisto di combustibili esteri, non è sufficiente a compensare la crisi economica.
La Francia, che un tempo si rifinanziava a tassi negativi, oggi si trova a dover pagare interessi da tre a quattro volte superiori a quelli delle emissioni precedenti. L’onere degli interessi è aumentato da 29,2 miliardi di euro a 34,5 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026. Gli investitori preferiscono i bond italiani, e la situazione non sembra migliorare.
