Melania Rea, undici anni dopo: “Tu, ripagata a coltellate”

Melania Rea, undici anni dopo: l’omicidio di una madre e figlia in un bosco. La storia di un tradimento e una condanna.

Melania Rea, undici anni dopo:
Melania Rea, undici anni dopo: “Tu, ripagata a coltellate”

Undici anni dopo l’omicidio di Melania Rea, la sua storia continua a essere un simbolo di dolore e tradimento. La donna, conosciuta come Carmela Parolisi, fu ritrovata il 20 aprile 2011 nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella del Tronto, dopo essere stata assassinata con 35 coltellate. La sua scomparsa fu segnalata da Salvatore Parolisi, il marito, che chiamò i carabinieri dicendo che sua moglie era scomparsa mentre era in compagnia della figlioletta Vittoria. La frase inquietante “Se la sono pigliata” rimase un ricordo indelebile per chi la ascoltò.

Un tradimento che scatenò l’orrore

Le indagini hanno rivelato che la famiglia Parolisi era uscita dall’abitazione a Folignano quel pomeriggio, ma non era mai stata al pianoro di Colle San Marco. La relazione tra Salvatore e una soldatessa del 235° Reggimento Piceno aveva creato un conflitto insostenibile. Melania, ferita da un tradimento che aveva rinfacciato al marito, aveva cercato di mantenere unita la famiglia, soprattutto per la piccola Vittoria. La scelta tra le vacanze di Pasqua con la famiglia o dichiararsi ufficialmente ad Ischia alla sua amante, fu il punto di rottura.

La condanna e la vita dopo l’omicidio

Salvatore Parolisi fu condannato in primo grado all’ergastolo, ma la pena fu ridotta in Appello a 30 anni e, infine, la Cassazione fissò la condanna a 20 anni di reclusione, rimuovendo l’aggravante della crudeltà. L’omicidio fu definito un “uxoricidio” e la sua motivazione fu legata a un “imbuto” emotivo in cui il marito perse la testa. Ora, Salvatore sconta la pena nel carcere di Bollate, ma continua a dichiararsi innocente. La figlia Vittoria, all’epoca di 18 mesi, fu trovata dormiente in macchina mentre la madre veniva uccisa. Oggi, a 12 anni, vive con i nonni materni e non porta più il cognome del padre, che ha perso la patria potestà.

La comunità ascolana, ma anche quella di Somma Vesuviana e Frattamaggiore, ha visto la tragedia come un evento che ha coinvolto interi territori. Lo zio Rino, uno dei più attivi durante le ricerche e l’inchiesta, ha dedicato un messaggio su Facebook, ricordando la vita di Melania e il suo amore per la famiglia. «Il Tuo amore, sentimento grande e nobile, per la persona con la quale volevi crearti la Tua famiglia fu ripagato con 35 coltellate», ha scritto, un ricordo che abbraccia anche la piccola Vittoria.

Undici anni dopo, la storia di Melania Rea rimane un simbolo di dolore, tradimento e giustizia. La sua vita fu stroncata in un bosco, ma il ricordo della sua famiglia e della sua lotta per la famiglia continua a vivere. La sua storia è un monito per chiunque si trovi di fronte a scelte difficili, ma anche un esempio di come il dolore può lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva.