Il governo introduce leggi, ma non risolve i problemi
Il governo presenta nuove leggi, ma non risolve i problemi e crea sovrapposizione normativa.
Il governo italiano, negli ultimi anni, ha introdotto una serie di leggi che, pur mirando a risolvere problemi sociali e di sicurezza, non sembrano realmente efficaci. Le norme, spesso presentate come risposte a emergenze, si sovrappongono a quelle già vigenti, senza produrre effetti significativi. Questo fenomeno, noto come iperattivismo normativo, ha caratterizzato l’azione dei governi negli ultimi anni, con un’azione che si basa più sulla quantità che sulla qualità delle leggi introdotte.
Leggi sovrapposte e effetti limitati
Un esempio chiaro si trova nel recente decreto sulla scuola, che ha introdotto un divieto specifico di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto. Tuttavia, la legge Reale del 1975 già proibiva l’uso di mezzi che rendessero difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici. Il comportamento era sostanzialmente già vietato, e la nuova norma non ha introdotto una novità sostanziale. Inoltre, il tetto del 30 per cento di alunni stranieri in alcune classi prime, previsto nello stesso decreto, riguarda solo una decina di scuole e poche centinaia di studenti, limitando i suoi effetti. La Consulta ha chiarito che alcune nuove disposizioni, come quelle introdotte nel 2023 sul favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, non estendono l’area del penalmente rilevante. Il comportamento era già punibile, applicando norme esistenti. Questo dimostra come il governo, pur presentando nuove leggi, non abbia realmente modificato il quadro giuridico esistente.
Legiferare non è mai “a costo zero”
Legiferare non è mai “a costo zero”. Anche quando non introduce nuovi oneri finanziari, richiede lavoro degli uffici legislativi, tempo parlamentare e attività di attuazione. Risorse pubbliche vengono sottratte ad altri ambiti, e ogni nuova legge diventa una scommessa fatta a spese dei cittadini. Il governo, però, la presenta come prova che agisce nel loro interesse, senza verificare se le leggi precedenti abbiano funzionato.
Un sistema che non rieduca più
La situazione si complica ulteriormente con il decreto Caivano, che ha introdotto sanzioni pecuniarie per i genitori di minori che commettono reati. Tuttavia, l’ordinamento prevede già la responsabilità civile dei genitori per i danni causati dal figlio minore. L’introduzione di nuove sanzioni non risolve il problema, ma aggiunge complessità al sistema giudiziario. Inoltre, la proposta di sospendere benefici comunali ai genitori di minorenni condannati, anche in primo grado, rischia di superare i limiti posti dall’ordinamento, senza garantire una responsabilità specifica.
La nuova proposta aggiunge un’ulteriore conseguenza. Il copione resta lo stesso: a ogni allarme segue una nuova risposta sanzionatoria, senza verificare se la precedente abbia funzionato. Conviene di più, allora, esibire un nuovo intervento anziché fare il bilancio del pregresso. Legiferare, però, non è mai “a costo zero”. Anche quando non introduce nuovi oneri finanziari, richiede lavoro degli uffici legislativi, tempo parlamentare e attività di attuazione. Risorse pubbliche vengono sottratte ad altro. Dunque, con questo modo di intervenire, ogni nuova legge resta una scommessa fatta a spese dei cittadini, ma presentata come prova che si sta agendo nel loro interesse.
