Crédit Agricole respinge l’OPS su Banco Bpm, il 33,2% ha già detto No
Crédit Agricole respinge l’OPS su Banco Bpm, il 33,2% ha già detto No
Il piano di acquisizione di Banco Bpm da parte di Mps, ideato dal banchiere Luigi Lovaglio, riceve un nuovo colpo con l’annuncio di Crédit Agricole, che ha respinto l’offerta di azioni. Il 33,2% del capitale ha già espresso un voto contrario, rendendo sempre più improbabile il raggiungimento della maggioranza necessaria per approvare l’operazione. L’annuncio, dato da Olivier Gavalda, amministratore delegato di Crédit Agricole, arriva a Francoforte e chiude la porta a un’ipotesi fin dall’inizio osteggiata dal gruppo francese.
Un piano rifiutato a Parigi
La decisione di Crédit Agricole non è casuale: il gruppo francese, con una quota del 29,3% nel Banco, ha ben altri obiettivi, come le partnership con la sua controllata Crédit Agricole Italia. Inoltre, diversi top manager del gruppo avevano già espresso una posizione negativa nei confronti della proposta di Lovaglio, ritenuta non conveniente per gli azionisti. “Nulla può essere fatto senza di noi. Nulla può essere fatto contro di noi”, aveva dichiarato Clotilde L’Angevin, direttore generale aggiunto della Banque Verte, in un’intervista a Cnbc. Dopo l’annuncio di Delfin, primo socio del Monte con il 17,5%, che ha espresso un No e si è impegnato a votare a favore di Intesa Sanpaolo, sono seguiti i rifiuti di Edizione della famiglia Benetton (1,45%), Caltagirone (13,5%) e Praude Asset Management (0,72%). I voti contrari superano già il 33% del capitale, una quota che potrebbe bastare per affossare il piano di Lovaglio.
La strategia di Mps si complica
La mossa di Mps, guidata da Carlo Messina, sembra non aver ottenuto i risultati sperati. L’aver condizionato l’offerta a un rilancio di 800 milioni di euro e alla sopravvivenza dell’operazione ha portato a reazioni contrarie da parte di diversi azionisti. La situazione si complica ulteriormente con l’affluenza attesa intorno al 70% e le decisioni dei fondi, che detengono circa il 40% del capitale. Dopo l’aut aut di Intesa Sanpaolo e il No di Crédit Agricole, è difficile immaginare che le indicazioni di voto di Iss e Glass Lewis vadano a favore del progetto.
La strategia di Mps, sebbene mirata a difendere il controllo su Banco Bpm, sembra non trovare sostegno sufficiente tra i principali azionisti. La mancanza di supporto da parte di importanti azionisti, come Crédit Agricole, rende sempre più evidente che il piano di Lovaglio potrebbe non raggiungere l’approvazione necessaria. La prossima fase del dibattito si terrà nell’assemblea del 29 ottobre, quando i proxy advisor daranno le loro valutazioni. Il momento è cruciale per Mps, che dovrà affrontare una situazione in cui il consenso per l’operazione si riduce giorno dopo giorno.
