La Consulta fissa i paletti per la legge elettorale, ma non per il fine vita

La Consulta fissa i paletti per la legge elettorale, ma non per il fine vita. Il presidente Amoroso chiarisce i limiti del Parlamento.

La Consulta ha fissato i paletti per la legge elettorale, ma non per il fine vita. Il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, ha chiarito che il Parlamento può modificare la normativa elettorale, purché rispetti i principi stabiliti dalle sentenze precedenti. Tuttavia, nel dibattito sul suicidio assistito, il Parlamento è libero di introdurre una disciplina «meno rigorosa», purché non si tratti di un’azione per difendere la vita. Questo orientamento, espresso in un’intervista al Corriere della Sera e ripetuto sul palco del Foglio, ha suscitato reazioni e dibattiti nel mondo politico e giuridico.

La sovranità del Parlamento e i limiti della Consulta

Amoroso ha sottolineato che la sovranità esiste, ma si esercita in un unico senso: il Parlamento può legiferare, ma solo entro i confini stabiliti dalla Consulta. «La legge elettorale può essere modificata, ma non può andare contro i principi stabiliti», ha detto. La Consulta, però, non ha imposto limiti al dibattito sul fine vita, permettendo al Parlamento di introdurre una normativa più flessibile. «L’eutanasia è stata respinta, ma i presupposti per un aiuto al suicidio possono essere più ampi», ha aggiunto Amoroso, riferendosi ai precedenti pronunciamenti della Corte.

La legge elettorale può essere modificata, ma non può andare contro i principi stabiliti.

La legge elettorale e il Melonellum

La firma della nuova normativa da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha confermato che non sono emersi profili di incostituzionalità evidenti. Amoroso ha ribadito che l’orientamento delle toghe si basa sui pronunciamenti pregressi, e che i principi costituzionali costituiscono il binario per una valutazione. «La legge elettorale può essere modificata, ma non può andare contro i principi stabiliti», ha sottolineato. La legge Melonellum, che prevede un premio di maggioranza al 42% dei voti, è considerata compatibile con la Costituzione, a differenza di altre proposte.

Amoroso ha anche espresso preoccupazioni per la legge elettorale voluta da Matteo Renzi, che aveva visto bocciature per il sistema di ballottaggio e per la scelta dei collegi. «Non tutto ciò che non mi piace è incostituzionale», ha detto, riferendosi a una critica comune tra alcuni costituzionalisti. L’orientamento della Consulta, però, sembra orientarsi verso una maggiore flessibilità per il Parlamento, purché non si tratti di un’azione per difendere la vita.

Non tutto ciò che non mi piace è incostituzionale.

Amoroso ha anche interloquito sul tema del pacifismo, sottolineando che l’articolo 11 della Costituzione indica che l’Italia ripudia la guerra, ma non esclude l’obbligo di difesa. «L’Italia è pacifista, ma non può abbandonare la difesa del Paese», ha detto. Questo dibattito ha suscitato reazioni anche nel mondo politico, con Elly Schlein che ha rinfacciato a Giorgia Meloni la mancanza di una data per le elezioni. «L’obbligo di indicare il candidato premier è una prerogativa del Quirinale», ha sottolineato Schlein. La Consulta, con il presidente Amoroso, sembra orientata a un equilibrio tra il rispetto della Costituzione e la libertà del Parlamento. Tuttavia, il dibattito sul fine vita e sulla legge elettorale continua a suscitare tensioni e dibattiti, con il rischio di ulteriori contestazioni e modifiche. La Consulta, però, non sembra intenzionata a imporre limiti al Parlamento in materia di fine vita, a differenza di quanto accade per la legge elettorale.