Giappone in missione su Phobos: la ricerca dei segreti di Marte
Il Giappone lancia una missione su Phobos per scoprire l’origine delle lune marziane e i segreti del pianeta rosso.
Il 20 ottobre, salvo intoppi dell’ultima ora, un razzo partirà dal Centro spaziale della Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, con a bordo una navicella grande come un’auto, diretta verso Phobos, la più grande delle due lune di Marte. La missione, denominata Mmx (Martian Moons eXploration), ha un obiettivo ambizioso: atterrare su Phobos due volte e raccogliere campioni di materiale con due estrattori innovativi. «Phobos diventerà la seconda luna più conosciuta del Sistema solare», ha detto Matija Cúk, del Seti Institute.
Origine misteriosa delle lune marziane
Phobos e Deimos, le due lune di Marte, sono corpi deformati di appena 22 e 12 chilometri di diametro. La loro origine rimane un mistero. La prima ipotesi suggerisce che siano nati da detriti di un gigantesco impatto su Marte, ma questa non spiega perché siano due e piccoli. Altri pensano che siano asteroidi catturati dalla gravità del pianeta, ma Marte ha una massa inferiore a quella della Terra e non avrebbe potuto agganciare un corpo in corsa. Le orbite di Phobos e Deimos sono quasi circolari e allineate all’equatore marziano, come ci si aspetterebbe da resti di un impatto. Gli scienziati si dividono: alcuni immaginano un disco di detriti che si è formato dopo l’impatto, altri un ciclo di distruzione e rinascita di lune.
Se Phobos fosse un asteroide, la sua origine sarebbe molto lontana da Marte. Potrebbe assomigliare a una condrite carbonacea, tra i corpi più primitivi del Sistema solare, con argille, carbonati, materia organica e forse zuccheri e amminoacidi. L’analisi dei campioni potrebbe rivelare tracce di acqua con deuterio, un raro isotopo dell’idrogeno che varia da un serbatoio all’altro del Sistema solare. Questo potrebbe aiutare a capire come l’acqua sia arrivata sui pianeti rocciosi.
La missione Mmx è la più ambiziosa e pericolosa mai tentata dalla Jaxa.
Un’ipotesi alternativa: l’origine asteroidale
I frammenti che Marte scaglia nello spazio a causa di impatti asteroidali potrebbero ricadere su Phobos, rendendo la missione non solo un ritorno di campioni, ma una ricerca che coinvolge anche Marte. La missione non solo potrebbe rivelare l’origine di Phobos, ma anche dare indizi su come l’acqua e la vita potrebbero aver raggiunto Marte. Se Marte ha mai ospitato la vita, forse si è rifugiata laggiù. E forse alcuni dei suoi resti sono finiti su Phobos.
La Russia ha fallito tre volte, e l’unica missione giapponese precedente su Marte si è persa in un’orbita attorno al Sole. La gravità di Phobos è quasi nulla, il suolo instabile, e il prelievo di campioni è rischioso. «È inevitabile che accadano degli imprevisti», ha detto Yuichi Tsuda, dell’Istituto di Scienze spaziali e astronautiche (Isas). Se tutto andrà bene, nel 2031 il cosmochimico Wataru Fujiya, responsabile dell’analisi dei campioni, indosserà una tuta da camera bianca ed entrerà in un laboratorio sterile a Sagamihara, vicino a Tokyo. Lì, in cinque capsule d’acciaio, troverà i granelli di un altro mondo. La ricerca continua, e con essa, la speranza di scoprire i segreti del Sistema solare. La missione Mmx potrebbe aprire nuove strade nella comprensione dell’origine delle lune marziane e del loro legame con il pianeta rosso.
