8 per mille, calo record delle domande per fame e rifugiati: quasi due terzi in meno

Domande per fame e rifugiati in calo del 60% nell’8 per mille, quasi 18 milioni non assegnati.

Le domande per il finanziamento del 8 per mille destinato a combattere la fame nel mondo e a supportare i rifugiati sono crollate di quasi due terzi nell’annualità 2025, segnando un calo record. Dopo le numerose esclusioni del riparto 2024, che avevano lasciato quasi 18 milioni di euro non assegnati, le organizzazioni hanno presentato solo 279 domande, contro le 463 del 2024. Il calo colpisce in particolare le proposte per la lotta alla fame, che sono passate da 111 a 37, e quelle per l’assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati, che sono scese da 85 a 47. La riduzione riguarda quasi tutte le categorie considerate, con un calo del 40% complessivo.

Procedure più rigorose e condizioni stringenti

La relazione della Presidenza del Consiglio al Parlamento indica che le nuove procedure introdotte nel novembre 2024 hanno reso più complessa l’accesso ai finanziamenti. Alla digitalizzazione e alla semplificazione delle istanze si accompagnano verifiche più rigorose e limiti a proroghe e variazioni progettuali. Inoltre, è richiamato il limite massimo di due interventi in corso di gestione come condizione per l’ammissibilità di una nuova domanda. Queste misure sono presentate come strumenti per favorire la conclusione e la rendicontazione dei progetti nei tempi previsti, ma hanno avuto un effetto scoraggiante sulle organizzazioni.

Le organizzazioni si trovano di fronte a un sistema sempre più ostico, con documentazione non conforme, formulari complessi e requisiti sempre più stringenti. Queste difficoltà sono state denunciate lo scorso anno da diverse organizzazioni, anche tra quelle più strutturate e esperte nella progettazione e nella rendicontazione. Il calo delle candidature pone però una questione ulteriore: quanto pesano le nuove condizioni sulla possibilità degli enti di proporre altri interventi?

Le risorse disponibili e la distanza tra volontà e realtà

La dotazione complessiva per il 2025 ammonta a 239,2 milioni di euro, con circa 24,2 milioni destinati alla fame nel mondo e 13,8 milioni per l’assistenza ai rifugiati. Per il 2026, il documento riporta uno stanziamento provvisorio di 200 milioni, da aggiornare con l’assestamento di bilancio. In questo quadro, alla fame nel mondo corrispondono 17,8 milioni e ai rifugiati circa 8,2 milioni. Tuttavia, la relazione sottolinea che la quota effettivamente arrivata alla Presidenza del Consiglio è solo il 60% di quella teoricamente spettante, con una riduzione di quasi 138 milioni di euro.

La distanza tra le scelte dei contribuenti e le risorse effettivamente disponibili è un problema crescente. Questo meccanismo, diverso dal tetto del 5 per mille, apre una questione analoga: la distanza tra le risorse risultanti dalle scelte dei contribuenti e quelle effettivamente disponibili per le finalità indicate. La questione di democrazia emerge chiaramente, visto che la firma del 8 per mille vale come un voto.

Perché questa volontà possa tradursi in interventi, le risorse devono raggiungere le finalità indicate e le organizzazioni devono poter accedere a procedure rigorose, chiare e praticabili. Il calo delle candidature pone però una questione ulteriore: quanto pesano le nuove condizioni sulla possibilità degli enti di proporre altri interventi? Le organizzazioni rinunciano perché ottenere i finanziamenti è diventato troppo difficile? I numeri non dimostrano, da soli, un rapporto di causa ed effetto, ma impongono di interrogarsi sull’accessibilità di questo strumento. La relazione indica che l’istruttoria per il 2025 risulta ancora in corso, e quindi non è possibile conoscere il numero dei progetti che otterranno il finanziamento né l’ammontare delle risorse che eventualmente resteranno senza assegnazione. Il calo delle domande, quindi, rimane un segnale di difficoltà per un canale di finanziamento della solidarietà, di cui VITA aveva raccontato già lo scorso anno le criticità.