La leva degli ultraortodossi e il peso politico delle elezioni israeliane

La leva obbligatoria per gli ebrei ultraortodossi diventa un tema cruciale nelle elezioni israeliane, con tensioni tra governo e comunità religiosa.

Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 si avvicinano, e al centro del dibattito politico si trova la questione della leva obbligatoria per gli ebrei ultraortodossi. Una comunità che, per decenni, ha goduto di esenzioni dal servizio militare, oggi si trova al centro di un conflitto che coinvolge il governo, le istituzioni e le proprie tradizioni. La leva, un tema che ha logorato la maggioranza di Benjamin Netanyahu, potrebbe decidere il destino del prossimo governo. La tensione cresce, con giovani che rifiutano la leva fino a rischiare il carcere e altri che scelgono di diventare comandanti dell’esercito israeliano.

La leva e il potere politico degli ultraortodossi

La comunità ultraortodossa, con il suo sistema di scuole religiose e tradizioni, ha sempre rivendicato il diritto di non arruolarsi nell’esercito. Questo diritto, garantito da accordi politici e leggi successive, ha permesso a intere generazioni di evitare il servizio militare, costruendo un rapporto con lo Stato basato su una visione religiosa e sociale diversa. Tuttavia, la guerra e la crescita della popolazione ultraortodossa hanno reso sempre più difficile mantenere questa separazione. La legge approvata nel 2024, che ha reso obbligatorio l’arruolamento per gli studenti delle yeshivot, ha scatenato una crisi che ha messo in discussione l’equilibrio tra Stato e comunità religiosa.

La legge ha portato un aumento del 53 per cento degli arruolamenti nell’ultimo anno, evidenziando la profonda divisione sociale. Gli arresti di Ben Gurion, in particolare, hanno messo in luce quanto sia difficile mettere fine a un sistema di esenzioni che i governi israeliani hanno mantenuto per decenni. La comunità ultraortodossa, con il suo sistema educativo e sociale, ha costruito una vita separata da quella laica. Lo studio della Torah e del Talmud è visto come un’obbligazione religiosa, una forma di difesa spirituale del popolo ebraico.

Un’elezione in bilico tra tradizione e cambiamento

Le elezioni del 27 ottobre 2026 potrebbero segnare un punto di svolta per la politica israeliana. Il governo di Netanyahu, che ha bisogno del sostegno dei partiti ultraortodossi per rimanere al potere, si trova in una posizione delicata. I suoi alleati religiosi, come Shas e United Torah Judaism, richiedono una legge che protegga lo studio religioso e le esenzioni. Tuttavia, la maggioranza del Paese, che ha visto centinaia di migliaia di riservisti combattere, non accetta più questa situazione.

La legge che nessun governo è riuscito ad approvare potrebbe diventare il primo banco di prova del prossimo esecutivo. La leva degli ultraortodossi non è solo un tema politico, ma un simbolo di una profonda divisione sociale. La questione riguarda il potere dello Stato sulle comunità religiose e la capacità di mantenere un equilibrio tra tradizione e modernità. La decisione di chi voterà potrebbe decidere non solo il futuro del governo, ma anche il destino di un intero Paese.

La leva, in questo contesto, non è solo un obbligo militare, ma un simbolo di una lotta tra identità, tradizione e cambiamento. La comunità ultraortodossa, con il suo sistema educativo e sociale, ha costruito una vita separata da quella laica. Lo studio della Torah e del Talmud è visto come un’obbligazione religiosa, una forma di difesa spirituale del popolo ebraico. Per molti ultraortodossi, il giovane che trascorre la giornata sui libri partecipa alla difesa di Israele in un modo diverso da quello del soldato.