Allarme per Ceuta, 007 spagnoli credono in un nuovo assalto
Allarme per Ceuta, 007 spagnoli credono in un nuovo assalto e tensione alta a Bruxelles

La tensione si fa sempre più alta a Ceuta, con gli 007 spagnoli del Centro nazionale d’intelligence che segnalano un “tam-tam pienamente credibile” su un possibile nuovo assalto di migranti all’exclave. I servizi segreti spagnoli rilevano che chi alimenta la notizia potrebbe persino anticipare il tentativo di un nuovo ingresso, sfruttando l’effetto sorpresa. A Bruxelles, la Commissione europea ha confermato un’attenzione “molto alta” prima, durante e dopo il 15 agosto, con un monitoraggio costante delle reti digitali e delle piattaforme di informazione. La situazione, tuttavia, non si limita alle dichiarazioni istituzionali: sul terreno, la città autonoma vive un’emergenza umanitaria di enorme portata, con centri di accoglienza al collasso e migliaia di persone ancora presenti nel territorio.
Emergenza umanitaria e risorse in campo
Secondo il presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, nella città autonoma si trovano “fra le tremila e le cinquemila persone” e i centri di accoglienza per minori e adulti sono “al collasso”. L’emergenza, che si fa sentire quotidianamente, è il risultato dell’esodo di circa 72mila persone avvenuto il 30 e 31 luglio. Il bilancio delle vittime, pur non essendo completo, segna un aumento: il numero di morti sul lato spagnolo è salito a 80, mentre il dato ufficiale marocchino rimane fermo a 11. Ong come Caminando Fronteras parlano di circa 142 persone annegate fra le due sponde. La situazione, però, non si ferma ai numeri: la comunità ceutì, divisa tra solidarietà e paura, vive un momento di profonda incertezza.
Propaganda estrema e disinformazione
La situazione è ulteriormente complicata dall’azione di reti di disinformazione, come la rete Pravda Spagna, collegata al Cremlino, che su Telegram promuove messaggi di estrema destra. Queste piattaforme diffondono narrazioni secondo cui il governo spagnolo avrebbe abbandonato la popolazione di Ceuta, alimentando tensioni sociali e polarizzazioni. La fondazione spagnola Maldita ha rilevato l’ampia diffusione di tali contenuti, che contribuiscono a creare un clima di allarme e incertezza. A Bruxelles, la Commissione europea ha denunciato l’amplificazione rapida di questa crisi da parte di canali di disinformazione russi, che hanno “rapidamente amplificato” la situazione.
Intanto, sul territorio, la comunità locale si organizza per affrontare la situazione. Nel quartiere di Los Rosales, residenti come Sabah Hamed continuano a distribuire pasti, vestiti e beni di prima necessità ai ragazzi affamati che vivono nascosti per paura dei rimpatri. La solidarietà si fa strada anche in mezzo alla paura. Al contrario, in altri quartieri si sono formate ronde di residenti che, attraverso gruppi di WhatsApp, organizzano pattugliamenti notturni e vere e proprie “cacce” ai migranti, come riferisce El Pais. La comunità vive un momento di profonda divisione. Con questi due volti, domenica gli abitanti di Ceuta torneranno in piazza per chiedere risposte a una crisi che continuerà a segnare a lungo il presente e il futuro della frontiera più fragile d’Europa.
Il governo spagnolo, però, non si lascia prendere dal panico. Fonti del ministero dell’Interno hanno confermato all’ANSA di disporre di “tutte le risorse necessarie” per fronteggiare nuovi ingressi irregolari. Nell’exclave restano dispiegati oltre 3.000 agenti di polizia, Guardia Civil e militari dell’esercito, con la possibilità di ulteriori rinforzi. Decisiva, nelle intenzioni del governo, sarà anche la cooperazione con Rabat, per fermare sul nascere eventuali partenze di massa dall’area di Fnideq. La data del 15 agosto, sebbene possa essere soltanto una “data civetta”, resta un momento cruciale per la sicurezza e la stabilità di Ceuta.
Da giorni, su Facebook, TikTok, Instagram e gruppi di WhatsApp si rincorrono messaggi che promuovono mappe, punti di ritrovo, vendite di mute da sub e indicazioni su come raggiungere la spiaggia di Fnideq, la vecchia Castillejos alle porte di Ceuta. La disinformazione si diffonde in modo rapido e silenzioso. La situazione, tuttavia, non si ferma ai messaggi: la comunità vive un momento di profonda incertezza, con la speranza che le risposte arrivino prima che la crisi si faccia più grave.
