Crans Montana, Italia non riconosciuta come parte civile: Svizzera respinge richiesta
I rapporti tra Italia e Svizzera si fanno tesi sulla vicenda di Crans-Montana, dove l’Italia non è riconosciuta come parte civile.

La relazione tra Italia e Svizzera si è nuovamente intaccata a causa della decisione del Cantone del Vallese di respingere la richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile nell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. La decisione, comunicata il 23 luglio scorso all’avvocato ginevrino Romain Jordan, che rappresenta il governo italiano, ha scatenato tensioni diplomatiche dopo mesi di equilibrio fragile tra i due Paesi. L’incidente si colloca in un contesto di complessi rapporti giudiziari e di collaborazione internazionale, complicati da fatti recenti che hanno ulteriormente acceso le tensioni.
La posizione svizzera e le motivazioni
Secondo le procuratrici svizzere, Catherine Seppey e Victoria Roth, la cittadinanza italiana delle vittime non è sufficiente a conferire la qualità di parte lesa. Inoltre, i costi sostenuti dall’Italia per l’assistenza ai propri cittadini vittime non sono considerati idonei a garantire tale status. Le magistrati sostengono che, quando un organo statale agisce come titolare della pubblica potestà, difende interessi pubblici e non può essere colpito direttamente in interessi individuali propri. La tutela degli interessi pubblici, di cui è garante, spetta al Ministero Pubblico.
La posizione svizzera non è condivisa dall’Italia.
L’avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri, ha spiegato che la tesi svizzera è già stata confutata in precedenti ricorsi. La Farnesina ha sottolineato che le motivazioni addotte non sono condivise e sono considerate superate alla luce della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo. L’Italia ha già presentato un ricorso contro le prospettazioni del giudice svizzero, cercando di difendere la sua posizione di parte civile nell’inchiesta.
La strage e le indagini in corso
La strage di Crans-Montana, avvenuta durante il rogo di Capodanno, ha causato la morte di 41 persone e ha lasciato 115 feriti. Nell’inchiesta aperta a Sion, risultano al momento 15 indagati, tra cui Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation, e il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud. I reati ipotizzati includono incendio, lesioni aggravate e omicidio colposo. L’Italia ha ritenuto che la strage abbia causato un “danno diretto” al “patrimonio dello Stato” a causa delle risorse mobilitate per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti.
La decisione svizzera rischia di raffreddare i rapporti tra i due Paesi.
La decisione del Cantone del Vallese ha messo in discussione la collaborazione tra i due Paesi, che ha visto complesse procedure di rogatoria internazionale. Nonostante le tensioni, la procura di Roma ha cercato di mantenere un canale di collaborazione con gli inquirenti svizzeri, mettendo a disposizione le attività investigative svolte in Italia. Tuttavia, il rifiuto svizzero potrebbe nuovamente mettere a rischio i rapporti diplomatici tra Italia e Svizzera, già provvisoriamente migliorati negli ultimi mesi.
Un rapporto a corrente alternata
La relazione tra Italia e Svizzera, in particolare riguardo alla strage di Crans-Montana, è caratterizzata da un andamento a corrente alternata. Dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornando, è stato richiamato a Roma. Inoltre, a marzo i rapporti si sono complicati ulteriormente quando alcune famiglie di ragazzi italiani feriti hanno ricevuto fatture salate dell’ospedale di Sion per le cure prestate dopo la strage. Nonostante le tensioni, la collaborazione tra i due Paesi è rimasta attiva, sebbene con difficoltà.
- La strage di Crans-Montana ha causato 41 morti e 115 feriti.
- 15 indagati sono coinvolti nell’inchiesta svizzera.
- La Svizzera ha respinto la richiesta italiana di costituirsi parte civile.
- L’Italia ha presentato un ricorso contro la decisione svizzera.
- La collaborazione tra i due Paesi rimane complessa ma attiva.
