Bambino di 4 anni con frattura alla clavicola, Tribunale respinge risarcimento: “Non è provato che sia caduto a scuola”

Bambino di 4 anni con frattura alla clavicola, Tribunale respinge risarcimento per mancanza di prove.

Bambino di 4 anni con frattura alla clavicola, genitori chiedono risarcimento ma Tribunale respinge per mancanza di prove
Bambino di 4 anni con frattura alla clavicola, genitori chiedono risarcimento ma Tribunale respinge per mancanza di prove

Un bambino di 4 anni è tornato a casa con una frattura alla clavicola destra, ma il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dai genitori, ritenendo non provato che l’infortunio sia avvenuto a scuola. La sentenza, numero 11319/2026, ha accolto la difesa della scuola, che ha sottolineato l’assenza di prove concrete sulla caduta del piccolo. Secondo il giudice, i genitori non hanno dimostrato che il bambino si fosse fatto male durante le attività a scuola, ma solo dopo l’uscita.

La ricostruzione dei genitori e la contestazione della scuola

Secondo la ricostruzione fornita dai genitori, il bambino sarebbe caduto nel giardino della scuola durante un gioco all’aperto. Tuttavia, le maestre, sentite come testimoni, hanno dichiarato di non aver visto alcuna caduta e di non aver notato alcun dolore da parte del piccolo. I bambini, secondo la scuola, si sarebbero semplicemente “accasciati a terra” ma si sarebbero rialzati subito e continuati a giocare senza lamentare limitazioni o dolori. La famiglia ha sottolineato che il bambino ha lamentato dolore e la spalla si è gonfiata solo dopo l’uscita, quando è tornato a casa. Il giudice ha trovato inverosimile la ricostruzione dei genitori, sottolineando che un bambino con una frattura scomposta non avrebbe potuto continuare le attività senza comunicare alcunché agli insegnanti.

Le spese legali e la complessità del caso

La domanda di risarcimento, che prevedeva un importo di 20.523 euro, è stata respinta. Il giudice ha sottolineato che i genitori non hanno provato che l’infortunio sia avvenuto a scuola, ma solo dopo l’uscita. La sentenza ha anche richiamato un principio della Cassazione, secondo cui l’onere della prova ricade sull’attore che deve dimostrare che il danno si è verificato nel corso del rapporto. Inoltre, il giudice ha trovato inverosimile la ricostruzione dei genitori, sottolineando che un bambino con una frattura scomposta non avrebbe potuto continuare le attività senza comunicare alcunché agli insegnanti.

La famiglia ha anche portato il bambino al pronto soccorso solo la sera, dopo molte ore dalla presunta caduta, un fatto che il giudice ha considerato strano. La scuola, dal canto suo, ha denunciato l’evento all’assicurazione, ma non ha ammesso alcuna responsabilità. Le spese legali sono state compensate tra le parti, una decisione che tiene conto della particolarità della vicenda e della difficoltà della prova richiesta ai genitori.

Il caso si intreccia con una vicenda di rette non pagate. La scuola aveva già chiesto alla famiglia 5.400 euro: 2.400 per il saldo della retta annuale 2021/2022 e 3.000 come penale per il recesso anticipato, prevista dal regolamento. La famiglia aveva fatto opposizione e, nello stesso procedimento, aveva chiesto il risarcimento per il figlio. Le due cause sono state separate: quella per i soldi è rimasta al Giudice di Pace, mentre quella per il risarcimento è finita al Tribunale.

Il giudice ha chiarito che la denuncia all’assicurazione non equivale a un’ammissione di colpa, ma a un obbligo contrattuale. La richiesta di risarcimento, arrivata dopo più di un anno dall’evento e solo dopo la notifica del decreto ingiuntivo per le rette non pagate, ha pesato nella valutazione del tribunale. La domanda è stata respinta, e la parola è stata detta: nessun danno da risarcire, perché non c’è certezza che sia accaduto a scuola.