Caporalato in agricoltura: CISL e FAI CISL chiedono maggiore prevenzione e controllo
CISL e FAI CISL chiedono maggiore prevenzione e controllo contro il caporalato in agricoltura.

Il caporalato nell’Ennese ha nuovamente scosso il dibattito pubblico, con l’emergere di una serie di fatti che mettono in luce la persistente presenza di abusi nei confronti dei lavoratori. Il 3 agosto 2026, i Comunicati Stampa Enna hanno reso noto l’emissione di quattro misure cautelari personali a carico di individui accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’operazione, condotta dalla Procura della Repubblica di Enna e dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Catania, ha messo in luce la gravità del fenomeno e l’urgenza di un intervento più incisivo. La CISL e la FAI CISL, in particolare, hanno espresso apprezzamento per l’azione, ma hanno anche ribadito la necessità di un impegno continuo e strutturato per contrastare il caporalato.
Contrasto al caporalato: un impegno collettivo
La CISL e la FAI CISL Agrigento Caltanissetta Enna hanno dichiarato che la vicenda emersa dalle indagini rappresenta un fatto gravissimo, che impone una riflessione profonda. Lo sfruttamento del lavoro, il caporalato e ogni forma di abuso nei confronti dei lavoratori costituiscono una ferita per il territorio e per l’intero sistema produttivo. «Chi approfitta dello stato di bisogno delle persone calpesta la dignità umana e danneggia anche le tante imprese agricole che operano nel rispetto della legalità e dei contratti», hanno sottolineato la segretaria generale Carmela Petralia e il segretario generale Giovanni Giarrizzo.
Per il sindacato, è necessario continuare a rafforzare il contrasto al fenomeno attraverso un’azione coordinata tra istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. «Esprimiamo vicinanza e solidarietà ai lavoratori che hanno trovato il coraggio di denunciare situazioni di sfruttamento», hanno aggiunto Petralia e Giarrizzo. Denunciare non è mai semplice, soprattutto quando si vive in condizioni di ricatto economico e sociale. Per questo è fondamentale garantire alle vittime percorsi di tutela, accoglienza e integrazione che consentano loro di uscire definitivamente da queste condizioni.
La repressione da sola non basta: serve una strategia di prevenzione e controllo. La CISL e la FAI CISL hanno ribadito che la repressione, pur necessaria, da sola non basta. «Occorre investire con decisione nella prevenzione, intensificando i controlli nei periodi di maggiore attività agricola, rafforzando gli organici degli ispettorati, promuovendo la cultura della legalità lungo tutta la filiera agroalimentare», hanno sottolineato. Servono inoltre condizioni abitative dignitose per i lavoratori stagionali e una piena applicazione dei contratti collettivi.
Un movimento per la giustizia sociale
Un gruppo di cittadini aderisce al movimento di Ismaele La Vardera, un simbolo della lotta per la giustizia sociale e la tutela dei diritti dei lavoratori. Questo movimento rappresenta un ulteriore passo verso la consapevolezza e la mobilitazione per contrastare il caporalato e promuovere un lavoro dignitoso. La presenza di tali gruppi dimostra che la società civile si mobilita per il rispetto dei diritti e la legalità nel settore agricolo.
Non può esserci sviluppo del comparto agricolo senza il pieno rispetto della dignità del lavoro. «La lotta al caporalato è una battaglia di civiltà. Non può esserci sviluppo del comparto agricolo senza il pieno rispetto della dignità del lavoro», hanno concluso Petralia e Giarrizzo. Continueranno a sostenere il lavoro regolare, la buona contrattazione e tutte le iniziative che mettano al centro la persona, la sicurezza e la legalità, invitando sempre i lavoratori a non avere paura a denunciare perché non sono soli e avranno sempre la loro assistenza e tutela.
