Cassazione assolve colonnello Sabatino nel caso Cucchi, rigetta ricorsi altri carabinieri

Cassazione assolve colonnello Sabatino nel caso Cucchi, rigetta ricorsi altri carabinieri

Cassazione assolve colonnello Sabatino nel caso Cucchi, rigetta ricorsi altri carabinieri
Cassazione assolve colonnello Sabatino nel caso Cucchi, rigetta ricorsi altri carabinieri

La Cassazione ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino nel processo per i depistaggi seguiti al pestaggio e alla morte di Stefano Cucchi, un 31enne romano morto sette giorni dopo l’arresto del 15 ottobre 2009. La sentenza, emessa dalla Quinta sezione penale, ha rigettato i ricorsi di altri carabinieri che erano stati condannati o per i quali era stata dichiarata la prescrizione nel processo d’Appello. La decisione chiude un capitolo di 16 anni di battaglie giudiziarie per la famiglia Cucchi, che ha visto alcuni dei protagonisti del caso mettere in atto falsi e depistaggi fin dall’inizio.

Assoluzione per Sabatino, condanne confermate per altri

La sentenza della Cassazione ha accolto la richiesta della procura generale, che aveva sollecitato l’annullamento senza rinvio della sentenza per Sabatino, sostenendo che “il fatto non costituisce reato”. Il sostituto procuratore generale Tomaso Epidendio aveva chiesto inoltre il rigetto dei ricorsi di Francesco Di Sano e Luca De Cianni, e la dichiarazione di inammissibilità per il generale Alessandro Casarsa, Francesco Cavallo e Luciano Soligo. Con la decisione di ieri, diventano definitive due condanne e tre prescrizioni, mentre per Sabatino è arrivata l’assoluzione.

Le accuse contestate nel procedimento, che è nato dall’inchiesta del pm Giovanni Musarò, vanno dal falso al favoreggiamento, all’omessa denuncia e alla calunnia. Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, i giudici della seconda sezione della Corte di Appello di Roma avevano sottolineato che “l’intento dei Carabinieri comandati da Casarsa non è stato quello di trovare ‘la mela marcia’, ossia di approfondire realmente la dinamica degli eventi ma, al contrario, di restituire una realtà di comodo”. La Cassazione ha confermato questa valutazione, ritenendo che i ricorsi non siano fondati.

Un risultato frutto di impegno e collaborazione

Il risultato di oggi è merito della Procura di Roma, della serietà e dell’impegno del Pubblico ministero Giovanni Musarò e del Procuratore generale Tomaso Epidendio. La famiglia Cucchi ha anche voluto ringraziare Cittadinanza Attiva, che in tutti questi anni è sempre rimasta al loro fianco. Non siamo mai stati soli, ha sottolineato Ilaria Cucchi. Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due. Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire.

La famiglia di Stefano Cucchi ha espresso un commento significativo: “Si chiude un capitolo – ha detto Ilaria Cucchi, sorella del ragazzo – dopo 16 anni di battaglie giudiziarie, alcuni dei quali in salita per responsabilità di coloro che, con Stefano ancora da seppellire, stavano già mettendo in piedi i falsi e i depistaggi”. La sentenza rappresenta una vittoria contro l’arroganza del potere, dimostrando che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare.