Cassazione, caso Cucchi: “Chiara volontà di occultare responsabilità dei carabinieri”
Cassazione rigetta ricorsi carabinieri nel processo Cucchi, evidenzia volontà di occultare responsabilità.
La Suprema Corte ha reso pubbliche le motivazioni del processo Cucchi, un caso che ha segnato anni di sofferenze per la famiglia della vittima, Stefano Cucchi. La sentenza, resa in novanta pagine, rigetta i ricorsi dei carabinieri e sottolinea una “chiara volontà di occultare responsabilità” da parte di alcuni tra i protagonisti del caso. La Cassazione ha inoltre assolto il colonnello Lorenzo Sabatino, che aveva visto confermata una condanna di un anno e tre mesi in primo grado. L’analisi delle annotazioni di servizio ha rivelato una strategia volta a impedire che le condizioni fisiche di Cucchi, riscontrate dai piantoni, potessero essere ricondotte a responsabilità degli agenti dell’Arma.
Volontà di occultare responsabilità
Secondo le motivazioni, le annotazioni di servizio sono state realizzate con caratteristiche redazionali sostanzialmente identiche, rendendo difficile distinguere le differenze tra le varie annotazioni. Questo è stato ritenuto indicativo di un intento di occultare le modifiche apportate, in particolare i passaggi ritenuti compromettenti. La Cassazione ha espresso un giudizio tutt’altro che illogico, sottolineando come questa strategia fosse volta a proteggere i responsabili del caso. La famiglia di Stefano Cucchi ha espresso un forte dolore per l’annientamento morale e fisico subito.
La posizione di Sabatino
La Cassazione ha chiarito che non esiste alcun elemento fattuale che possa far ritenere che il colonnello Sabatino abbia agito con il dolo richiesto. L’assoluzione è stata motivata dal mancato indicare un qualunque elemento che possa supportare una condanna. Il processo ha visto la famiglia di Stefano Cucchi sottoposta a 16 anni di udienze, con un impatto profondo sulla loro vita. La sorella, Ilaria Cucchi, senatrice AVS, ha espresso la sua frustrazione per la mancanza di giustizia.
La Cassazione ha anche sottolineato come Casarsa, all’epoca, fosse diventato il comandante dei Corazzieri del Quirinale, mentre Tomasone era in pole position per la carica di Comandante Generale dell’Arma. Casarsa, nel momento in cui le lacrime di Ilaria Cucchi erano state versate, aveva già scritto la causa di morte di Stefano ancor prima dell’autopsia, con parole esatte che sarebbero state poi riportate dai medici legali. Il processo è stato definito “kafkiano” dal pm Musarò, con testimoni che erano i responsabili dell’omicidio e imputati che erano i testimoni.
Ilaria Cucchi ha concluso il suo commento con un saluto alle sue genitori e a Stefano, ricordando la sua vita e la sua morte. La sentenza della Cassazione ha scritto la parola fine sull’uccisione di Stefano Cucchi e sull’annientamento morale e fisico della sua famiglia. La famiglia ha visto la sua vita distrutta da anni di udienze e da dichiarazioni false fatte da personaggi di alto rango. La Cassazione ha riconosciuto la volontà di occultare responsabilità.
La famiglia di Stefano Cucchi ha espresso il loro dolore per le infamie subite, con Tomasone che ha condannato la famiglia a vita alle critiche dei media. Casarsa, invece, ha costretto la famiglia a consumarsi la vita in 16 anni di udienze. Per il primo le agenzie di stampa oggi riportano: “Chiara volontà di impedire di ricondurre responsabilità a carabinieri” e “Dai carabinieri falso per coprire responsabilità”. Per il secondo rimangono le scuse verbalizzate nel processo sulle domande del mio avvocato per aver detto quelle parole false ai giornalisti. Tutto qui. Ciao mamma e ciao papà. Ciao Stefano.
