Cattolici e evangelici chiedono compassione per i migranti negli Stati Uniti
Cattolici e evangelici chiedono compassione e saggezza nel dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti, cattolici e evangelici hanno lanciato un appello comune per trattare i migranti con compassione e saggezza. In un documento ecumenico, la Conferenza episcopale e l’Associazione nazionale degli evangelici hanno chiesto un approccio umano nel dibattito sull’immigrazione, mettendo in luce le conseguenze delle politiche attuali su famiglie e comunità. La situazione degli haitiani, in particolare, ha suscitato preoccupazioni, dopo la revoca del Temporary Protected Status (TPS), che ha privato migliaia di persone di una protezione legale.
Unità cristiana per la difesa dei diritti dei migranti
La dichiarazione, firmata da rappresentanti della Chiesa cattolica e delle Chiese evangeliche, sottolinea la profonda unità tra le due tradizioni cristiane. «Ciò che rende unica questa dichiarazione non è il contenuto, che affonda le radici in secoli di insegnamento e tradizione cristiana, bensì la chiara unità che in questo momento ci unisce», si legge nel testo. L’appello richiede una riforma dell’immigrazione che offra concrete opportunità di regolarizzazione, soprattutto per i residenti di lunga data.
La situazione degli haitiani rappresenta un dramma senza precedenti. La revoca del TPS ha messo a rischio migliaia di famiglie, molte delle quali rischiano di essere divise a causa di deportazioni e azioni di controllo indiscriminate. «Abbiamo assistito, all’interno delle nostre comunità, alla diffusione della paura, alla disgregazione delle famiglie», si legge nel documento. L’arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha scritto direttamente a Donald Trump per chiedere un approccio più umano verso gli haitiani rimpatriati.
Chiedono una soluzione legislativa e una maggiore tutela legale
La Conferenza episcopale e l’Associazione nazionale degli evangelici hanno auspicato una soluzione legislativa per prevenire deportazioni e divisioni familiari, in particolare per migliaia di bambini con cittadinanza statunitense. «Solo il Congresso ha il potere di porre rimedio a queste lacune normative del nostro sistema di immigrazione legale», si legge nel documento. I due rappresentanti cristiani hanno anche sottolineato che le attuali vie legali per ottenere uno status permanente sono estremamente limitate e inaccessibili per la maggior parte degli immigrati.
La detenzione di immigrati non violenti deve essere rigorosamente limitata. La dichiarazione ha anche richiesto che le misure di controllo e applicazione della legge siano mirate, proporzionate e umane, tutelando l’unità familiare e dando priorità all’azione contro chi minaccia la sicurezza pubbica. La detenzione di immigrati non violenti, specialmente minori e famiglie, deve essere «rigorosamente limitata, garantendo a tutti i detenuti un accesso effettivo all’assistenza spirituale e alla consulenza legale». La lettera dell’arcivescovo Coakley ha sottolineato l’importanza di utilizzare la ricchezza e l’influenza degli Stati Uniti al servizio dell’umanità, richiedendo al presidente di sostenere i diritti fondamentali, tra cui il diritto alla vita. «Chiedo rispettosamente a cosa servano l’immensa ricchezza, prosperità e influenza di cui siamo stati benedetti come nazione se non vengono usate al servizio della nostra umanità», si legge. L’appello ha anche richiesto un ritardo nella deportazione per gli haitiani che risiedono pacificamente negli Stati Uniti.
