La Cina e il Golden power: il caso Ferretti e la navigazione sottotraccia

La Cina e il Golden power: il caso Ferretti e la navigazione sottotraccia

Un cantiere di yacht di lusso a Forlì, con tecnologie sensibili e controlli governativi
Un cantiere di yacht di lusso a Forlì, con tecnologie sensibili e controlli governativi

La Cina e il Golden power si incontrano nel caso Ferretti, un tema che coinvolge tecnologie sensibili, controllo statale e tensioni geopolitiche. Il gruppo italiano, noto per la costruzione di yacht di lusso, si trova al centro di un dibattito acceso tra il governo italiano e i suoi investitori cinesi. Il controllo effettivo del gruppo è in mano a Weichai, parte di un conglomerato a controllo statale cinese, mentre il socio europeo, KKCG, ha denunciato l’omessa notifica del Golden power. La situazione si complica ulteriormente con l’ingresso di nuovi azionisti e la presenza di tecnologie a uso duale, che potrebbero influenzare la sicurezza nazionale.

Il Golden power e il controllo cinese

Il Golden power, un meccanismo di controllo per gli investimenti esteri in settori sensibili, ha messo in luce le tensioni tra il governo italiano e i soci cinesi di Ferretti. Weichai, con il 39,5% delle quote, ha vinto l’assemblea del 2016, portando a casa otto consiglieri su nove e il controllo effettivo del gruppo. KKCG, con il 23%, ha denunciato l’omessa notifica del Golden power e ha impugnato le delibere. Il ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha confermato che una richiesta di attivazione del Golden power è in corso, ma il ministero della Difesa osserva con attenzione, dato che Ferretti ha anche una parte produttiva legata alla difesa.

Il controllo effettivo di Ferretti è in mano a Weichai, parte di un conglomerato a controllo statale cinese. La situazione si complica ulteriormente con l’ingresso di nuovi azionisti cinesi, come Bank of China e Adtech Advanced Technologies, che, se sommati a Weichai, potrebbero portare il fronte cinese oltre il 45%. Gli avvocati di KKCG hanno sollevato il sospetto di un’azione concertata mai dichiarata, con acquisti accuratamente sotto la soglia del 3%. Questo scenario ricorda il caso Alpi Aviation, dove la cessione occulta di tecnologie a soggetti cinesi ha portato a un controllo “in stile CFIUS”, il comitato statunitense sugli investimenti esteri.

Tecnologie sensibili e uso duale

Il caso Ferretti non riguarda solo il controllo azionario, ma anche le tecnologie sensibili che il gruppo custodisce. Il generale Vincenzo Camporini ha spiegato che i yacht di lusso, come quelli prodotti da Ferretti, possono essere convertiti in pattugliatori o mezzi d’assalto litoranei grazie a competenze civili come scafi plananti, carbonio e propulsione ibrida. La FSD195, derivata da uno scafo Pershing, è un esempio di questa dualità, con capacità di armamento e missili antinave. La presenza di Weichai, che ha accesso a queste tecnologie, ha suscitato preoccupazioni, soprattutto dopo che il presidente di Weichai ha parlato apertamente della necessità di trasferire tecnologie da Ferretti a Qingdao per creare un polo di eccellenza.

La presenza di Weichai ha suscitato preoccupazioni, soprattutto dopo che il presidente di Weichai ha parlato apertamente della necessità di trasferire tecnologie da Ferretti a Qingdao. La situazione si complica ulteriormente con l’ingresso di nuovi azionisti cinesi, come Bank of China e Adtech Advanced Technologies, che, se sommati a Weichai, potrebbero portare il fronte cinese oltre il 45%. Gli avvocati di KKCG hanno sollevato il sospetto di un’azione concertata mai dichiarata, con acquisti accuratamente sotto la soglia del 3%. Questo scenario ricorda il caso Alpi Aviation, dove la cessione occulta di tecnologie a soggetti cinesi ha portato a un controllo “in stile CFIUS”, il comitato statunitense sugli investimenti esteri.

La situazione si complica ulteriormente con i numeri diffusi il 31 luglio 2026. Ferretti ha chiuso il primo semestre con ricavi netti in calo del 5,6% a 585,6 milioni di euro, un Ebitda adjusted in flessione del 6,7% a 92,5 milioni e un utile netto sceso del 13,1% a 37,9 milioni. La raccolta ordini è crollata del 26,9% a 341,4 milioni, con il segmento Super Yacht che non ha registrato nuovi ordini. Il portafoglio ordini netto si è ridotto del 25,7%, e la società ha rivisto al ribasso la guidance per l’intero 2026, citando “il perdurare delle incertezze geopolitiche, in particolare in Medio Oriente”. Il neo amministratore delegato Stassi Anastassov ha cercato di rassicurare i mercati, ma la governance è sotto attacco giudiziario e la situazione non sembra migliorare.