Il Covid grave può riattivare virus latenti nell’organismo
Nuovi dati suggeriscono che il Covid grave possa riattivare virus latenti, tra cui Epstein-Barr e citomegalovirus, associati a Long Covid e disabilità fisica.
Il Covid grave può riattivare virus latenti nell’organismo, come ha evidenziato uno studio condotto in 20 ospedali di ricerca statunitensi, che ha seguito 1.154 pazienti. Tra i virus individuati, ci sono Epstein-Barr, herpes simplex 1 e citomegalovirus, con la riattivazione degli Anelloviridae associata a disabilità fisica e Long Covid. I dati mostrano che queste riattivazioni possono verificarsi anche in individui apparentemente immunocompetenti, in relazione a un aumento dell’infiammazione sistemica.
La riattivazione di virus latenti e il Long Covid
La riattivazione degli Anelloviridae, una famiglia di virus presente in forma latente nel 90% della popolazione, è risultata inoltre associata a disabilità fisica a lungo termine e a sintomi cronici come il Long Covid. I ricercatori hanno analizzato oltre 200.000 campioni e hanno generato più di un miliardo di dati per comprendere il legame tra infezioni virali e esiti della malattia. Questi risultati aprono nuove linee di ricerca per capire se e come i virus riattivati possano contribuire all’evoluzione della malattia.
Un’osservazione inaspettata sull’infiammazione
Un altro aspetto interessante emerso dallo studio è che la riattivazione di virus come Epstein-Barr e citomegalovirus sembra verificarsi in risposta all’infiammazione, non alla soppressione del sistema immunitario. Questo meccanismo inatteso mette in discussione l’interpretazione precedente, secondo cui la riattivazione dei virus cronici sarebbe principalmente una conseguenza dell’immunosoppressione. I dati mostrano che queste riattivazioni possono verificarsi frequentemente anche in individui apparentemente sani durante una malattia grave. Il lavoro non stabilisce che i virus riattivati siano la causa del Long Covid o delle altre conseguenze osservate, ma individua relazioni che, secondo gli autori, meritano di essere approfondite. “Disporre di nuove informazioni sulle associazioni molecolari e virali con il Long Covid potrebbe indicare la strada verso una migliore comprensione e, in ultima analisi, verso diagnosi e trattamenti migliori”, ha affermato Ofer Levy, direttore del Precision Vaccines Program del Boston Children’s Hospital.
Preparazione a future emergenze
Levy ha sottolineato la necessità di utilizzare le conoscenze accumulate durante la pandemia per prepararsi a eventuali future emergenze provocate da coronavirus. “Fino a 50.000 americani sono morti di Covid nella stagione respiratoria 2025-2026 e alcune stime suggeriscono che oltre 10 milioni di adulti statunitensi soffrano di Long Covid”, ha detto. “Dobbiamo aiutare questi pazienti a recuperare ottenendo i migliori risultati possibili.” Il prossimo obiettivo sarà capire come il sistema immunitario risponda ai virus riattivati durante il decorso del Covid. Gli scienziati continueranno a esaminare il legame tra riattivazione virale e persistenza dei sintomi, cercando di chiarire se e come questi agenti possano contribuire all’evoluzione della malattia. Questi dati rappresentano un passo avanti nella comprensione delle conseguenze a lungo termine del virus SARS-CoV-2.
