Dazi, Trump annuncia tariffe del 50% sul Canada: tensione ai massimi storici
Trump impone nuovi dazi fino al 50% sulle importazioni canadesi, escluse energia e minerali. Le tariffe scatteranno tra 30 giorni su beni per 20 miliardi di dollari.

Donald Trump rilancia lo scontro commerciale con il Canada imponendo tariffe del 50% su beni importati da Ottawa, con scadenza prevista tra 30 giorni. La mossa rappresenta una nuova escalation nelle tensioni tra Washington e il suo principale partner commerciale nordamericano, secondo quanto riferisce Notizie.it. Le tariffe colpiranno importazioni canadesi per un valore complessivo di 20 miliardi di dollari, escludendo strategicamente risorse energetiche e minerali dal provvedimento.
L’amministrazione Trump ha fatto ricorso a una legge risalente al 1930 per implementare le nuove tariffe, una scelta che conferisce al provvedimento una base legale consolidata nel tempo. La decisione rappresenta una ritorsione che Washington giustifica con un presunto trattamento discriminatorio ricevuto dal Canada nei rapporti commerciali bilaterali. I settori colpiti dalla misura includono alcol, legno e carta, tra gli altri beni manifatturieri e semilavorati.
Il tentativo di negoziazione del Canada
Di fronte all’annuncio dei nuovi dazi, il premier canadese Mark Carney ha prontamente espresso disponibilità al dialogo, manifestando volontà di negoziare per risolvere la disputa. La posizione di Ottawa rimane quella di cercare una soluzione attraverso il confronto diretto, piuttosto che attraverso misure di controrritorsione immediate. Tuttavia, lo scadenzario fissato da Washington lascia poco margine temporale per eventuali negoziati che potessero portare a un accordo prima dell’entrata in vigore dei dazi.
L’esecutivo canadese si trova dunque di fronte a una scelta difficile: procedere con trattative intensificate nella speranza di raggiungere una soluzione prima della data limite, oppure prepararsi a implementare misure di risposta economica qualora i negoziati dovessero fallire. La data del 19 agosto rappresenta il limite oltre il quale gli effetti dei dazi diverranno concreti, qualora non si raggiunga un accordo risolutivo.
Il contesto della disputa commerciale
La tensione tra Stati Uniti e Canada sul fronte commerciale non rappresenta una novità negli ultimi anni, ma l’ultima escalation ne marca l’intensificazione. La decisione di escludere energia e minerali dalla lista dei beni tariffati suggerisce una strategia che mira a colpire specificamente settori economici canadesi diversi da quelli legati all’approvvigionamento energetico. Questa selezione consente a Washington di mantenere accesso ai combustibili canadesi, pur esercitando pressione economica su altri comparti produttivi.

Il riferimento alla legge del 1930 come base normativa rappresenta un elemento significativo. Questo provvedimento legislativo, noto come Tariff Act, ha tradizionalmente consentito a presidenti americani di introdurre dazi per ragioni di sicurezza nazionale o squilibrio commerciale. L’utilizzo di questa norma risalente a quasi un secolo fa per giustificare i dazi odierni riflette una continuità nella pratica delle politiche protezionistiche statunitensi.
L’importo complessivo di 20 miliardi di dollari di beni colpiti dalle tariffe rappresenta una quota consistente del commercio bilaterale tra i due paesi. L’ampiezza della misura suggerisce che l’amministrazione Trump intende esercitare una pressione economica significativa su Ottawa, sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista della negoziazione politica.
Le prossime settimane determineranno se il Canada riuscirà a trovare un percorso diplomatico e negoziale capace di evitare l’implementazione completa dei dazi, oppure se entrambi i paesi si avvieranno verso una fase di maggiore conflittualità commerciale. L’esito di questa vicenda avrà ripercussioni non solo sulle economie dei due paesi, ma anche sulla stabilità complessiva degli assetti commerciali nordamericani.
