DDL Caccia, le associazioni denunciano rischi per la biodiversità e la tutela degli uccelli selvatici

Le associazioni ambientaliste contestano il DDL Caccia per rischi alla biodiversità e tutela degli uccelli selvatici.

Le associazioni ambientaliste e animaliste hanno espresso forte protesta contro l’accelerazione del dibattito sul DDL Caccia, che potrebbe portare il provvedimento in Aula prima che siano completati gli esami degli emendamenti. LAV, LIPU, WWF, LAC, Legambiente e ENPA hanno sottolineato preoccupazioni legate a modifiche che potrebbero violare gli obblighi europei sulla tutela degli uccelli selvatici e sulla conservazione della biodiversità. La fauna selvatica, considerata patrimonio indisponibile dello Stato, dovrebbe essere tutelata nell’interesse della collettività, affermano le organizzazioni.

Obblighi europei e tutela della biodiversità

Le associazioni hanno sottolineato che alcune modifiche al DDL Caccia potrebbero mettere a rischio la conformità agli standard europei, in particolare per quanto riguarda la protezione degli uccelli selvatici e la conservazione della biodiversità. Secondo le organizzazioni, la fauna selvatica non è un bene disponibile per la caccia, ma un patrimonio nazionale che richiede una gestione responsabile. L’articolo 9 della Costituzione, entrato in vigore nel 2022, conferma esplicitamente la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali, un aspetto che le associazioni chiedono venga considerato nel dibattito.

Le associazioni sostengono che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e la sua tutela deve essere considerata nell’interesse della collettività. Inoltre, hanno segnalato che la pratica dei richiami vivi, che prevede l’uso di animali vivi per attirare altre specie, è particolarmente contestata. La stessa ISPRA, istituzione scientifica che dovrebbe supportare le decisioni in materia faunistica, ha smontato l’intero impianto su cui si basa la riforma.

Contestazioni su periodi di caccia e specie protette

Uno dei punti più controversi del DDL Caccia è l’estensione dei periodi di caccia, che potrebbe permettere di andare oltre il limite attuale del 10 febbraio. Le associazioni hanno anche segnalato la possibilità di ampliare le specie cacciabili, comprese quelle con problemi di conservazione, su cui non si è disposti a scendere a compromessi. Inoltre, la pratica dei richiami vivi, che prevede l’uso di animali vivi per attirare altre specie, è stata particolarmente contestata. Le associazioni hanno sollevato preoccupazioni per l’estensione della caccia a territori come il demanio forestale e marittimo, con un potenziale ridimensionamento delle aree protette. Un altro aspetto critico riguarda l’ingresso di cacciatori stranieri, che potrebbe aumentare la pressione venatoria. L’accelerazione del dibattito, che potrebbe portare il provvedimento in Aula a novembre, è vista come una “forzatura istituzionale” da parte delle organizzazioni, che chiedono un confronto più approfondito e completo.

Le proteste non sono nuove: da mesi le associazioni hanno chiesto il blocco della stagione venatoria, soprattutto in considerazione del caldo, della siccità e degli incendi che hanno messo in pericolo gli animali. L’attore Alessandro Gassmann ha anche rivolto un appello al presidente della Repubblica, Mattarella, per sostenere la posizione delle organizzazioni. Secondo ambientalisti e animalisti, l’accelerazione del dibattito comprime il tempo disponibile per discutere le numerose modifiche e potrebbe compromettere la qualità del confronto parlamentare.