Il diritto a restare: un patto per i giovani

L’Italia deve riconoscere il diritto a restare per i giovani, per sostenibilità e futuro.

Il diritto a restare, non scritto in nessuna Costituzione, è il pilastro su cui si fonda la stabilità di una nazione. Per una ragazza del Sud, per un ingegnere o una giurista, è la possibilità di immaginare il proprio futuro nella terra in cui si è nati, dove si hanno radici e affetti. Per troppo tempo, in Italia, si è confuso la mobilità con la fuga. Andare all’estero per crescere, studiare o imparare una lingua è una ricchezza, ma quando si deve partire per mancanza di spazio, riconoscimento o stipendio dignitoso, si entra in una sconfitta collettiva. Non c’è futuro, non c’è riconoscimento, non c’è stipendio dignitoso: è una sconfitta per tutti.

Un’alternativa a una fuga senza ritorno

I numeri, per fortuna, segnalano una frenata delle partenze: dopo il picco di 141mila persone espatriate nel 2024, nel 2025 sono state 109mila, un calo del 22,7%. Ma i campanelli d’allarme suonano ancora fortissimo, soprattutto al Sud, dove tra il 2019 e il 2025 si è persa una generazione di talenti. Il Mezzogiorno ha perso 150mila laureati tra i 25 e i 34 anni, di cui 122mila verso il Nord e 28mila verso l’estero. Dietro ogni numero c’è una casa che si svuota, una piazza che perde voci. La sostenibilità del sistema di protezione sociale richiede un impegno concreto.

Un patto per il futuro dei giovani

La Fondazione Guido Carli, in memoria dello statista che ha scommesso sui giovani e sulla loro formazione, lancia un impegno trasversale per il diritto a restare. L’obiettivo è trasformare l’Italia in un posto dove i giovani arrivano, non quello da cui partono. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha promesso che continuerà a perseguire l’obiettivo di un’Italia in cui chi è partito possa trovare mille ragioni per tornare. Questo è un imperativo etico, che richiama la “restanza” analizzata dall’antropologo Vito Teti. Fare di questa Nazione un posto dove i giovani arrivano, non quello da cui partono.

Chiedere di rimanere potrebbe apparire come un esercizio di patriottismo retorico, ma è necessario ribaltare la prospettiva: lottare perché l’Italia torni ad essere all’altezza dei suoi giovani. Perché li veda, li ascolti e li metta al centro di ogni politica. Se ne accorgerebbero e saprebbero restituire, con gratitudine. La sostenibilità del sistema sociale richiede un impegno concreto, che non può essere solo retorico. La sfida è trasformarsi per accogliere, superare resistenze e rigidità per fare largo alle idee, all’innovazione e alla visione dei giovani.

La frase di Maya Angelou, “ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, possono dimenticare ciò che hai fatto, ma non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire”, è un invito a riconoscere il valore dei giovani e a farli sentire parte di un futuro che li include. L’Italia deve fare di questa Nazione un posto dove i giovani arrivano, non quello da cui partono. Il diritto a restare non è solo un diritto, ma un dovere per una nazione che vuole rimanere all’altezza dei suoi figli.

La Fondazione Guido Carli intende lanciare un Patto trasversale per il diritto a restare, in vista della Convention inaugurale del 27 novembre. Un confronto a tutto campo tra rappresentanti istituzionali e top manager, su temi come l’energia, l’intelligenza artificiale, la sicurezza e l’industria. L’obiettivo è costruire un futuro in cui i giovani non siano più costretti a partire, ma possano restare e crescere.