Dna e errori: il caso Stasi e i dubbi sui Ris
Dna e errori: il caso Stasi e i dubbi sui Ris.
Il caso Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, si svela sempre più complesso. I dati grezzi emersi dalla difesa di Stasi hanno messo in luce alcune anomalie nell’analisi del Dna effettuata dai Ris di Parma nel 2007, che hanno costituito un pilastro della condanna in via definitiva del 2015. Tra i punti più controversi, il test sui pedali della bici del fidanzato di Chiara, che ha dato un risultato positivo, ma che in seguito è stato rivelato come negativo. Il carabiniere Alberto Marino, che aveva già segnalato nel 2007 la mancanza del Dna sui pedali, è al centro di un’inchiesta che potrebbe mettere in discussione l’operato dei Ris.
Analisi Dna e errori umani
Secondo i dati resi pubblici, il 19 settembre 2007 l’analisi del campione «bu_p», ottenuto unendo i prelievi dei pedali, ha dato un risultato incerto. L’operatore Portera ha riconosciuto il profilo di Chiara, ma il giorno successivo, il 20 settembre, il test è tornato negativo. Non esistono verbali di queste operazioni, e il risultato negativo non è mai stato comunicato né alla Pm Rosa Muscio, né ai consulenti della difesa. Questo ha portato a un arresto di Stasi, che è poi stato rilasciato per mancanza di gravi indizi.
La terza analisi e il dubbio
Il 20 settembre, il campione «bu_p» è stato analizzato nuovamente, ma il profilo di Chiara è completamente assente. I dati grezzi indicano che il test è stato eseguito correttamente, senza interruzioni o cali di tensione. Tuttavia, il risultato negativo non è mai stato registrato né condiviso. Questo ha sollevato dubbi su una possibile manipolazione o omissione. Inoltre, il cucchiaino, su cui era stato trovato un Dna simile a quello dei pedali, ha dato un risultato “sporco” nella seconda analisi, con un’inserimento manuale del profilo di Chiara. I due reperti sono stati quantificati con tecniche diverse, ma i risultati sono paragonabili.
Le anomalie e le domande non risposte
Altri elementi inquietanti emergono: i campioni di Dna sono stati distrutti senza autorizzazione anni prima della loro “scadenza” naturale, e una consulenza psicologica su Stasi non è mai stata richiesta. Inoltre, i reperti del 2007, tra cui l’intonaco dell’impronta 33, sono stati smaltiti nel 2016, sei anni prima dell’ordine effettivo della Corte d’Assise. Chi ha dato l’ordine di smaltire quei reperti? E chi ha avvisato i consulenti tecnici? Il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, ha dichiarato che chi ha sbagliato pagherà, ma intanto l’operato dei Ris è oggetto di una revisione incredibile.
Il caso Stasi rappresenta un esempio di come errori umani o omissioni possano influenzare il corso di un processo. La verità, come ha sottolineato Pasquale Linarello, genetista e consulente di Stasi, non è semplice da ricostruire, ma i dati grezzi suggeriscono che qualcosa non è andato come dovrebbe. La questione non riguarda solo Stasi, ma anche la correttezza delle analisi effettuate dai Ris. La verità, in attesa di ulteriori accertamenti, rimane ancora da chiarire.
- 19 settembre 2007: analisi del campione «bu_p» con risultato incerto
- 20 settembre 2007: risultato negativo non comunicato
- 24 settembre 2007: arresto di Stasi basato su un risultato non verificato
