Equalize, rinvio a giudizio per 74 indagati: c’è l’ex capo legale Eni
Inchiesta Equalize, la Procura di Milano chiede il processo per 74 persone coinvolte in dossieraggi illegali e accessi abusivi alle banche dati. Tra gli imputati anche l’ex numero uno degli affari legali di Eni.

La Procura della Repubblica di Milano ha depositato una maxi richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Equalize, uno dei più ampi scandali di dossieraggi illegali e accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine emerso negli ultimi anni. Secondo quanto riferito, il pubblico ministero ha chiesto il processo per 74 dei complessivi 81 indagati. Tra i nomi indicati figura Stefano Speroni, ex capo degli affari legali del gruppo Eni, insieme a numerose altre personalità coinvolte in episodi di raccolta illegittima di informazioni riservate attraverso accessi non autorizzati ai sistemi informatici delle forze di polizia.
I dettagli della richiesta processuale
La richiesta è stata depositata presso l’ufficio del giudice per l’udienza preliminare da parte della Procura milanese, con la firma degli aggiunti Eugenio Fusco e del pm Francesco De Tommasi. La maxi inchiesta Equalize rappresenta uno dei procedimenti penali piu importanti degli ultimi anni sul tema dei dossieraggi illegali. Tra gli altri indagati per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio figurano Enrico Pazzali, Nunzio Samuele Calamuci, Giacomo Tortu e Matteo Arpe. L’inchiesta ha ricostruito un sistema organizzato di accesso abusivo ai database delle forze dell’ordine, attraverso il quale sono state acquisite informazioni confidenziali su decine di soggetti.
I dati raccolti dalla magistratura indicano che le vittime di questi accessi illegittimi ammontano a 832 persone, tra le quali personalità pubbliche e private di rilievo nazionale. Tra coloro che hanno subito dossieraggi figurano il velocista Marcell Jacobs, il comico Filippo Nardi e altri personaggi noti in ambito pubblico, politico e imprenditoriale. Questa diffusione massiccia di accessi illeciti evidenzia l’ampiezza della rete attraverso la quale sono state raccolte informazioni personali senza consenso.
La struttura dell’inchiesta e le fasi precedenti
L’inchiesta Equalize si sviluppa in tranches successive. La richiesta di processo depositata oggi rappresenta la seconda fase del procedimento complessivo, nella quale vengono coinvolti la gran parte degli 81 indagati iniziali. Solo sette tra gli indagati rimangono esclusi da questa richiesta di rinvio a giudizio. Questa scansione procedurale consente alla Procura di gestire un numero elevato di imputati attraverso una trattazione giudiziale più ordinata, anche considerando la complessità del caso e il numero delle vittime coinvolte.
Le indagini hanno ricostruito un meccanismo sofisticato di accesso ai sistemi informatici delle forze dell’ordine, tramite il quale vengono acquisite informazioni che avrebbero dovuto rimanere riservate. Le motivazioni sottese a tali accessi risultano eterogenee: dalla ricerca di informazioni su soggetti privati per ragioni commerciali, fino a episodi di vera e propria intimidazione o ricerca di dati per finalità non legittime. La portata del fenomeno ha destato preoccupazione negli ambienti istituzionali e ha portato a verifiche sulla sicurezza dei sistemi informatici pubblici.
Il caso del dossieraggi illeciti Equalize si inserisce in un contesto piu ampio di vulnerabilità dei sistemi di gestione dati sensibili da parte dello Stato. L’accesso non autorizzato a informazioni detenute dalle forze dell’ordine rappresenta una violazione grave di diritti fondamentali, dalla privacy alla riservatezza dei dati personali. La reazione della magistratura attraverso questa massiccia richiesta di rinvio a giudizio segnala l’intenzione di contrastare con fermezza questo tipo di condotte illecite.
Con l’arrivo della richiesta presso il giudice per l’udienza preliminare, il procedimento entra in una fase delicata in cui il magistrato dovrà valutare la fondatezza delle accuse e decidere se rinviare a giudizio gli imputati. Il dibattimento, una volta che avrà inizio, consentirebbe di accertare pienamente le responsabilità individuali e le dinamiche attraverso le quali gli accessi abusivi sono stati effettuati e coordinati.
