Ergastolo per Sangare: l’omicidio di Sharon Verzeni confermato

Bergamo, ergastolo per Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni. Confessione e prove inconfutabili.

Il 26 febbraio 2026, i giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno condannato all’ergastolo Moussa Sangare per l’omicidio di Sharon Verzeni, una trentatreenne di Terno d’Isola. L’uomo, 32 anni, disoccupato e con ambizioni da rapper, ha confessato di averla uccisa a coltellate per noia. La sentenza, che conferma la colpevolezza e le aggravanti contestate dal pm Emanuele Marchisio, ha riconosciuto la premeditazione, i futili motivi e la minorata difesa dell’imputato.

Le prove inconfutabili

Secondo l’avvocato Luigi Scudieri, difensore di parte civile della famiglia Verzeni, «non è rimasto più alcun dubbio né sulla colpevolezza di Sangare, né nella ricostruzione della vicenda». Le telecamere hanno registrato l’episodio, dimostrando che non c’è nessuno a quell’ora che scappa in bicicletta a 32-33 chilometri orari, c’è solo Sangare. L’imputato, inoltre, ha seppellito il coltello usato per uccidere, ha modificato la bicicletta per renderla irriconoscibile e si è tagliato i capelli, azioni che hanno convinto la Procura della sua scaltrezza.

La Procura ha sottolineato la scaltrezza di Sangare, che ha cercato di occultare le prove del delitto. Il pm Marchisio ha affermato che l’aggressione è stata «rapidissima e lo ammette lo stesso imputato: la prima coltellata viene data mentre era ancora sulla bici, dove è stato trovato il dna della vittima, le altre quando Sharon scappava».

La confessione e la mancanza di pentimento

Sangare, durante il primo interrogatorio, ha ammesso di voler uccidere qualcuno e di sentirsi «al mood» per l’aggressione. «La mia intenzione era ammazzarla, sentivo il mood», ha detto, aggiungendo che dopo l’omicidio ha provato un «comfort» come se si fosse liberato da un peso. Tuttavia, durante il processo, l’uomo ha fornito diverse versioni, tra cui l’asserzione di non aver visto Sharon e di averla vista litigare con un uomo. Non ha mai espresso pentimento, affrontando il processo sbuffando e giocherellando con la bottiglietta dell’acqua, lasciando l’aula in segno di protesta.

La famiglia Verzeni ha espresso rammarico per il comportamento dell’imputato. «Abbiamo confidato fino all’ultimo che l’imputato riconoscesse il suo efferato delitto», ha detto Melody, a nome di tutta la famiglia, aggiungendo che la mancanza di pentimento aumenta la pericolosità di Sangare. «Auspichiamo che il tempo concessogli possa almeno fargli capire il male che ha commesso», ha concluso la famiglia, ricordando che Sharon è sempre viva nei loro cuori.

Sharon Verzeni, la vittima, era una trentatreenne che camminava per le strade del paese per tenersi in forma. La sua ultima immagine, registrata nel verbale di Sangare, mostra una donna con cuffiette e un passo spedito, che «guardava le stelle in cielo». L’omicidio, avvenuto la notte del 30 luglio 2024, ha lasciato un vuoto profondo nella sua famiglia. Il fidanzato Sergio Ruocco ha espresso dolore e soddisfazione per la giustizia, dicendo: «Abbiamo almeno avuto la soddisfazione di avere giustizia, altrimenti sarebbe stato ancora peggio».

La sentenza di ergastolo per Sangare rappresenta un risarcimento per la famiglia Verzeni, che ha visto il figlio di Sharon, Cristopher, e i genitori, Bruno Verzeni e Maria Teresa Previtali, stringersi forte nel dolore. L’assassino, però, non ha mai mostrato rimorso, e la sua condanna non ha cancellato il trauma dell’omicidio. La giustizia, nel caso di Sharon Verzeni, ha trovato un modo per far sentire la sua voce, anche se è morta.