Filippo Turetta, l’aggressore in carcere a Treviso: si scagliò contro l’assassino di Giulia Cecchettin per averlo «venduto agli agenti»
Filippo Turetta, in carcere a Treviso, si scagliò contro l’assassino di Giulia Cecchettin per averlo «venduto agli agenti»

Filippo Turetta, l’uomo accusato dell’omicidio di Giulia Cecchettin, è stato spostato nel carcere di Treviso dopo aver sferrato un pugno a un altro detenuto, accusandolo di averlo «venduto agli agenti». L’episodio, avvenuto il 24 settembre 2025, ha suscitato reazioni e dibattiti all’interno della struttura penale. Turetta, che sconta la condanna all’ergastolo per il femminicidio della sua ex fidanzata, è stato arrestato in Germania il 18 novembre 2023 e estradato in Italia il 25 novembre dello stesso anno.
La relazione e la violenza che ha portato al dramma
Filippo Turetta e Giulia Cecchettin si erano conosciuti durante gli studi all’Università di Padova e avevano avuto una relazione sentimentale per circa un anno. La storia si era conclusa nell’agosto 2023, ma i due avevano deciso di rimanere in contatto. Nell’autunno dello stesso anno, però, Turetta aveva iniziato a mostrare un’ossessività morbosa nei confronti della ragazza, confidando di non riuscire a vivere senza di lei e parlando anche di suicidio. I due avevano ripreso a uscire, ma Giulia aveva temuto che lui potesse fare qualcosa.
Il 11 novembre 2023, Giulia inviò l’ultima versione della sua tesi di laurea alla relatrice e uscì di casa per incontrare Turetta al centro commerciale Nave de Vero per comprare un paio di scarpe per la proclamazione. I due furono visti da alcune commesse, cenarono al McDonald’s e Giulia pagò per entrambi. Poi, scambiando alcuni messaggi con la sorella Elena, salì in macchina e ripartì con Turetta. Ma non tornò a casa.
La ricerca e il ritrovamento del corpo
Il padre, Gino Cecchettin, denunciò la scomparsa il 12 novembre e iniziò una ricerca che coinvolse testimonianze, video e una caccia in tutto il Veneto e oltre i confini. Il 18 novembre 2023, il corpo di Giulia fu ritrovato in un anfratto roccioso vicino al lago di Barcis, ricoperto da sacchi di plastica neri. La sera dello stesso giorno, la polizia tedesca arrestò Turetta mentre era fermo con i fanali spenti sull’autostrada, senza benzina. Fu portato nel carcere di Halle e estradato in Italia il 25 novembre, dove è stato trasferito nel carcere di Verona, dove si trova tutt’oggi dopo la condanna all’ergastolo del 3 dicembre 2024.
Il 24 settembre 2025, Turetta si scagliò contro un altro detenuto, accusandolo di averlo «venduto agli agenti». L’episodio ha suscitato preoccupazioni all’interno del carcere di Treviso, dove la gestione delle relazioni tra detenuti è sempre un tema delicato. Nonostante la condanna per omicidio, Turetta continua a essere un soggetto di interesse per le autorità penali, che monitorano le sue attività e le sue interazioni all’interno della struttura.
La violenza non conosce confini, nemmeno dentro le mura di un carcere.
La vicenda di Giulia Cecchettin rimane un caso emblematico di violenza e abuso di potere, che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a un dibattito su temi come il femminicidio, la violenza domestica e la gestione delle relazioni in carcere.
La sua storia rappresenta un esempio drammatico di come la violenza possa emergere in forme diverse e devastanti.
