La Francia stringe il cadmio nei fertilizzanti, in Italia la prevenzione resta inattiva

La Francia introduce limiti al cadmio nei fertilizzanti, mentre in Italia la situazione resta invariata.

La Francia ha annunciato nuovi limiti al cadmio nei fertilizzanti, un passo significativo per ridurre la contaminazione alimentare, mentre in Italia la situazione resta invariata. Il metallo pesante, presente in alcuni fertilizzanti fosfatici, si accumula nei suoli e si trasferisce alle colture, contribuendo all’esposizione cronica di popolazioni vulnerabili, come i bambini. L’inchiesta del Salvagente e di Valori.it, presentata il 4 settembre, ha analizzato 100 alimenti e ha evidenziato livelli di cadmio superiori ai limiti tollerabili, soprattutto nei bambini. La questione, però, non riguarda solo la Francia: in Italia, la prevenzione resta inattiva e le scelte individuali dei consumatori vengono considerate l’unica via per mitigare il rischio.

Limiti severi per il cadmio, ma con clausole di rinvio

Il governo francese ha deciso di introdurre una serie di soglie per il cadmio nei fertilizzanti fosfatici, con l’obiettivo di ridurre la contaminazione. Dal 1° gennaio 2027, il limite sarà fissato a 60 milligrammi di cadmio per chilogrammo di anidride fosforica, allineandosi al valore europeo. Nel 2028, il limite scenderà a 40 milligrammi, e nel 2030 si arriverà a 20 milligrammi, in linea con la raccomandazione dell’Anses. Tuttavia, le ultime due tappe sono contenute in un progetto sottoposto a consultazione pubblica, e il calendario potrebbe essere modificato. La decisione, pur significativa, lascia aperta la possibilità di rinvii, un aspetto che ha suscitato dibattito tra esperti e cittadini.

La prevenzione non può fermarsi alla spesa. L’Anses raccomanda di variare l’alimentazione, limitare alcuni prodotti a base di frumento e introdurre più legumi in alternativa ai piatti a base di grano. Tuttavia, in Italia, la situazione resta invariata: non ci sono misure concrete per ridurre la contaminazione nei suoli, e le scelte dei cittadini vengono considerate l’unica via per mitigare il rischio.

Un problema di esposizione cronica, non emergenza immediata

La presenza di cadmio nei suoli agricoli è un problema di lungo periodo, con conseguenze che si accumulano nel tempo. Lo studio Esteban, condotto da Santé publique France nel luglio 2021, ha rilevato un aumento dei livelli di cadmio negli adulti rispetto a un’indagine del 2006-2007. Poco meno della metà della popolazione adulta aveva concentrazioni urinarie superiori al valore raccomandato. Nel giugno 2025, la lettera dei medici al primo ministro ha denunciato una “bomba sanitaria”, mentre nel marzo 2026, l’Anses ha confermato la sovraesposizione attraverso l’alimentazione, collegata alla contaminazione dei suoli. La soluzione richiede interventi a monte, come la riduzione degli apporti nei terreni, ma anche controlli e monitoraggi su larga scala.

La ricerca italiana e le sue implicazioni. L’inchiesta del Salvagente e di Valori.it ha analizzato 100 alimenti, tra cui pasta, pane, riso, biscotti e cereali, e ha rilevato livelli di cadmio superiori ai limiti tollerabili, soprattutto nei bambini. La ricercatrice Luana Izzo ha incrociato i dati con i consumi nazionali e ha evidenziato che l’esposizione stimata nei bambini di 1-2 anni raggiungeva il 143,7% della dose settimanale tollerabile. I superamenti erano anche evidenti nei grandi consumatori di 3-9 anni. Il rapporto tra quantità ingerita e peso corporeo è un fattore chiave, e il contributo della pasta si somma a quello di altri alimenti. Non si tratta di un’emergenza sanitaria immediata, ma di un problema di esposizione cronica, che richiede una strategia integrata, che includa controlli alimentari, prevenzione agricola e biomonitoraggio dei gruppi vulnerabili.

La situazione in Italia appare ancora più complessa: non ci sono misure concrete per ridurre la contaminazione nei suoli, e la prevenzione resta inattiva. La pressione dei medici e degli esperti ha portato a una richiesta di interventi più incisivi, ma le decisioni restano bloccate. La Francia ha fatto un passo avanti, ma in Italia, la cortina del silenzio continua a ostacolare ogni iniziativa concreta. La questione del cadmio non è solo un problema ambientale, ma un tema di salute pubblica che richiede una risposta collettiva e tempestiva.