La fucilazione in diretta streaming di Nidal Hasan, per l’ONU è tortura

La fucilazione in diretta streaming di Nidal Hasan, condannato per l’attentato di Fort Hood, è considerata tortura dall’Onu. I vescovi Usa e il Vaticano esprimono condanna.

La fucilazione in diretta streaming del killer di Fort Hood, Nidal Hasan, ha suscitato un forte dibattito in America e a livello internazionale. L’annuncio del Pentagono, che ha deciso di trasmettere l’esecuzione del medico militare condannato per l’attentato del 2009, ha suscitato reazioni forti da parte di vescovi, organizzazioni religiose e istituzioni internazionali. L’ONU ha definito la pratica una violazione del divieto assoluto di tortura, mentre il Vaticano ha espresso un chiaro dissenso sulla pena di morte e la sua spettacolarizzazione.

La condanna dei vescovi USA

La Conferenza episcopale statunitense ha espresso un forte dissenso contro l’idea di rendere pubblica l’esecuzione di Nidal Hasan. L’arcivescovo Paul Stagg Coakley, presidente della Conferenza, ha dichiarato che “il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate, ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata”. Secondo Coakley, la fucilazione in diretta streaming non solo viola i principi religiosi, ma rischia di danneggiare ulteriormente il tessuto morale del paese.

La decisione del Pentagono ha suscitato reazioni forti anche all’interno della Chiesa cattolica. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha sottolineato che “il pensiero della Chiesa è in opposizione totale alla pena di morte”. L’arcivescovo Coakley, in visita al Vaticano, ha ribadito che la Chiesa insegna che la vita di tutti, dal concepimento alla morte naturale, va rispettata. La decisione del Pentagono di trasmettere in diretta streaming l’esecuzione di Hasan ha suscitato preoccupazioni anche all’interno della Chiesa cattolica, che ha sempre sostenuto l’abolizione della pena capitale.

Le reazioni del Congresso e dei senatori

La decisione del Pentagono ha creato un forte fronte critico bipartisan anche in Congresso. Il senatore Thom Tillis, repubblicano della Carolina del Nord, ha scritto su X che “rendere pubblica l’esecuzione di Hassan e trasmetterla in streaming va oltre il disgusto”. Tillis ha sottolineato che le esecuzioni pubbliche sono pratiche tipiche di dittature oppressive come l’Iran e l’Afghanistan, e non dovrebbero accadere in America. Simili commenti sono arrivati anche da senatori democratici, che hanno definito l’idea “ripugnante” e hanno ricordato le esecuzioni compiute dall’Isis.

La scelta della fucilazione ha costretto l’esercito USA ad abbandonare mesi di pianificazione basati su modalità diverse. Documenti interni hanno chiarito che i funzionari si stavano preparando a ricorrere alle iniezioni letali. La scelta della fucilazione ha anche reso necessario il trasferimento di Hasan da Fort Leavenworth, in Kansas, a causa delle sue condizioni fisiche, che lo hanno reso paralizzato e costretto su una sedia a rotelle. La fucilazione di Nidal Hasan, se confermata, rappresenta un momento cruciale per il dibattito sulla pena capitale negli Stati Uniti. Mentre l’ONU e il Vaticano condannano la pratica, il Congresso e i leader politici si dividono tra chi sostiene la pena di morte e chi la rifiuta. La decisione del Pentagono ha suscitato reazioni forti, ma non è ancora chiaro se l’esecuzione avverrà effettivamente in diretta streaming.