Nobel per la pace a Navi Pillay: il diritto internazionale non è il diritto del più forte

Buonomo commenta il Nobel a Navi Pillay: il diritto internazionale non è il diritto del più forte

Il giurista Vincenzo Buonomo, che ha conosciuto personalmente Navi Pillay, ha commentato il conferimento del Nobel per la pace a lei, sottolineando che il diritto internazionale non può essere il diritto del più forte. Il riconoscimento, assegnato il 9 ottobre 2026, rappresenta un invito a riscoprire la diplomazia multilaterale e a ripensare i principi fondamentali della convivenza internazionale. Pillay, magistrata sudafricana e ex alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, è stata scelta per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale.

Un riconoscimento al valore del diritto internazionale

Secondo Buonomo, il Nobel per la pace a Navi Pillay è un riconoscimento al valore del diritto internazionale, che non può essere subordinato alla volontà delle grandi potenze. “Il diritto non ha altra funzione e, nello svolgerla, deve necessariamente richiamarsi a valori che non tramontano in base alle decisioni politiche o ai singoli avvenimenti, ma sono valori che persistono nel tempo e sono strettamente legati all’idea di giustizia”, ha spiegato il professor Buonomo, professore di diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense. Il Comitato norvegese per il Nobel ha sottolineato come l’impegno di Navi Pillay verso principi legali universali e la sua solida bussola morale siano state una costante in una lunga carriera. Buonomo ha concordato, ricordando che nel contesto dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Pillay ha continuamente manifestato una propensione per la giustizia, intesa non semplicemente come applicazione delle regole.

La diplomazia multilaterale in crisi

“In questo momento storico, in cui vediamo e tocchiamo con mano il prevalere della prepotenza sulla diplomazia, il Nobel rappresenta un messaggio di speranza”, ha aggiunto Buonomo. Il giurista ha anche sottolineato come il diritto internazionale debba fondarsi anzitutto sul rispetto della parità tra gli Stati, dei diritti della persona e, soprattutto, di una concezione in cui le risorse del pianeta e il pianeta stesso costituiscono un patrimonio comune, non oggetto di appropriazione da parte di pochi.

“Siamo arrivati a toccare il fondo e abbiamo bisogno di risalire”, ha concluso Buonomo, sottolineando che il Nobel rappresenta un momento per riscoprire i valori fondamentali della convivenza internazionale. Il diritto internazionale non può essere il diritto del più forte, ha sottolineato, e deve essere riconosciuto come base per una convivenza globale fondata su giustizia e rispetto delle istituzioni. Conferire il premio Nobel a una persona che ha lavorato per tanti anni nelle istituzioni intergovernative, mettendo a disposizione competenze e professionalità, significa forse riconoscere che è giunto nuovamente il momento di ripensare e affrontare insieme i problemi comuni. Non possiamo farlo se non riscoprendo quei valori fondamentali che costituiscono la base della convivenza internazionale e della vita delle organizzazioni internazionali.

Il Nobel per la pace a Navi Pillay rappresenta un momento di riflessione su come il diritto internazionale possa essere riconosciuto e rafforzato, non come strumento del più forte, ma come base per una convivenza globale fondata su giustizia, parità e rispetto delle istituzioni. La scelta del Comitato norvegese per il Nobel invita a un ripensamento della diplomazia multilaterale, in un momento in cui sembra essere dimenticata.