GdF, esclusa per aver fatto pipì: il Tar ordina di ripetere la prova

Una candidata alla prova della Guardia di Finanza è stata esclusa per aver usato i servizi igienici, ma il Tar ha ordinato di ripetere la prova.

Una candidata alla prova per diventare allievo maresciallo della Guardia di Finanza è stata esclusa per aver usato i servizi igienici durante la prova scritta, ma il Tar ha ordinato di ripetere la prova. L’episodio, verificatosi il 3 ottobre 2026, ha visto la candidata palermitana esclusa per aver violato il divieto di utilizzare i servizi igienici nelle prime due ore della prova. Tuttavia, il tribunale ha ritenuto che la situazione fosse determinata da un ritardo nella organizzazione della prova e ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati dello Studio Legale Leone-Fell.

Una regola applicata in modo eccessivo

Il divieto di utilizzare i servizi igienici per le prime due ore della prova era previsto nel bando, ma il Tar ha sottolineato che il divieto è stato applicato in modo eccessivo. La prova è iniziata alle 12.58, mentre le operazioni preliminari avevano avuto inizio alle 11.20, causando un ritardo che ha reso il divieto di quasi quattro ore. La candidata, dopo aver chiesto di uscire per urinare, è stata esclusa. Il Tar ha ritenuto che la situazione fosse incompatibile con i principi di ragionevolezza e proporzionalità.

La situazione non era prevista e ha reso il divieto insostenibile. L’Amministrazione aveva anticipato il divieto di oltre un’ora e mezza rispetto all’inizio effettivo della prova, creando una situazione in cui il divieto era diventato un problema non previsto. Il tribunale ha chiarito che, in una situazione eccezionale come quella verificatasi, la Commissione avrebbe potuto adottare soluzioni organizzative alternative, come accompagnare i candidati ai servizi igienici attraverso il personale di vigilanza, garantendo condizioni uniformi per tutti.

Un caso che ha coinvolto altri 19 candidati

Nella stessa giornata, altri 19 candidati sono stati esclusi per la stessa ragione, portando il totale a 20 persone. Il tribunale ha ritenuto che non si trattasse semplicemente di una violazione di una regola, ma di una situazione in cui le regole erano state applicate in modo incoerente. L’Amministrazione aveva anticipato il divieto di oltre un’ora e mezza rispetto all’inizio effettivo della prova, creando una situazione in cui il divieto era diventato un problema non previsto.

La sentenza ha riaffermato che un concorso deve selezionare il merito, non altro. Gli avvocati dello Studio Legale Leone-Fell hanno dichiarato che la sentenza dimostra che applicare le regole di un bando non significa applicarle con i paraocchi. Il punto non è mettere in discussione le regole del concorso, ma pretendere che vengano applicate secondo ragionevolezza, proporzionalità e buon senso, soprattutto quando la situazione che ha determinato la contestata violazione è stata provocata dall’organizzazione stessa della prova. La decisione del Tar ha anche sottolineato che un concorso non può trasformarsi, sia pure indirettamente, in una prova di resistenza al disagio fisico. La candidata, pur avendo violato una regola, non ha commesso un errore grave, ma ha semplicemente rispettato una necessità fisiologica in una situazione non prevista. Il Tar ha quindi ordinato all’Amministrazione di far ripetere la prova davanti a una Commissione in diversa composizione.