Giuseppe Giannone accusato di tentato omicidio con forbici da sarto, disposto il giudizio immediato
Giuseppe Giannone, 76 anni, accusato di tentato omicidio con forbici da sarto, disposto il giudizio immediato a Lecce.

Un episodio drammatico in una villetta di Roca
Il 28 giugno scorso, a Roca di Melendugno, si è verificato un episodio drammatico tra padre e figlio, che ha portato all’emissione del giudizio immediato per Giuseppe Giannone, 76 anni, accusato di tentato omicidio nei confronti del figlio Luca, 50 anni. La lite, che si è scatenata in una villetta di famiglia, ha visto il padre minacciare il figlio con una pistola e colpirlo con un’arma tagliente al torace e all’addome. L’episodio ha richiesto l’intervento dei carabinieri e del 118, con il figlio che ha subito ferite gravi e ha dovuto essere trasferito in sala operatoria e successivamente in rianimazione. Le lesioni hanno causato uno shock ipovolemico e un versamento pericardico, rendendo necessario un intervento immediato.
Le dinamiche della lite e le prove
Secondo le indagini, la lite tra padre e figlio era già da tempo segnata da tensioni e livori. I filmati dell’impianto di videosorveglianza installato nella veranda della villetta hanno rivelato che, poco prima delle 13, si è scatenata un’accesa discussione. Il padre, Giuseppe Giannone, ha spianato una pistola semiautomatica e ha tentato di sparare, ma il figlio, Luca, ha reagito disarmandolo e colpendolo al capo con il calcio dell’arma. Nonostante ciò, il padre non ha desistito e ha prelevato una lama d’acciaio da 26,5 centimetri, una metà di forbici da sarto, per colpire ripetutamente il figlio ormai indifeso.
Il processo e le accuse
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Tea Verderosa, ha accolto la richiesta del pm Maria Grazia Anastasia e ha disposto il giudizio immediato, fissando la prima udienza per il 4 novembre. A Giuseppe Giannone vengono contestate non solo l’accusa di tentato omicidio aggravato, ma anche la detenzione e il porto illegale di una pistola semiautomatica. Secondo l’accusa, il padre avrebbe tentato di occultare l’arma dopo l’aggressione, allontanandosi in motorino per pochi minuti. Il giudice ha definito l’azione del padre “proditorio” e guidata da una “ferrea volontarietà omicidiaria”.
La difesa e le prossime mosse
Nell’ambito del processo, che inizierà il 4 novembre, la vittima, Luca Giannone, sarà difesa dall’avvocata Francesca Conte. Giuseppe Giannone è assistito dal legale Silvio Verri. La procura ha sottolineato che la morte sarebbe stata evitata solo grazie al tempestivo intervento della moglie convivente, dei vicini, dei medici del 118 e dei carabinieri. L’episodio ha suscitato grande preoccupazione e ha messo in luce le tensioni interne di una famiglia in crisi. L’attenzione è ora rivolta al processo, che dovrà chiarire i fatti e determinare la responsabilità del padre.
